Sarri a Napoli, vittoria dell’irrealtà

sarri-empoliSarri al Napoli è la vittoria dell’irrealtà. La vittoria di quelli che hanno sempre sbagliato le divisioni a due cifre e che non hanno mai imparato a sistemare un decoder per sintonizzare la tivù nuova. Sarri al Napoli è come la scommessa a perdere che però affascina perché puoi vincerla; un gradino subito sopra Zeman e uno subito sotto Mourinho. E siamo tutti curiosi di vedere se l’ex allenatore dell’Empoli più bello della storia dell’Empoli terrà la tuta o metterà giacca e cravatta, magari De Laurentiis gli proporrà un completo elegante camouflage, la camicia a macchie verdi e marroni, pantaloni di cotone fluorescenti. Siamo pure curiosi di vedere se l’uomo che fino a pochi anni fa lavorava in banca (dettaglio irrilevante: il calcio è nascosto ovunque, anche dietro gli sportelli della vostra filiale di zona) regalerà al Napoli il gioco che con Benitez non si è (quasi) mai visto. Se Sarri sarà in grado di creare quell’empatia che lo spagnolo, ora al Real Madrid (e onestamente mi chiedo: perché?), in due anni non è (quasi) mai stato in grado di edificare; perché a Napoli, con i napoletani, devi dare più della faccia, più del cuore, serve anche la radiografia dell’amore per restare impresso negli occhi di chi spera più della realtà effettiva delle cose. L’irrealtà, appunto. Le domande impossibili e le richieste iperboliche, prima tra tutte: lo scudetto, per strapparlo ai rivali bianconeri, interromperne l’egemonia e tornare (anzi, più che tornare, diventare una volta per tutte) grandi. E poi rientrare in Europa dalla porta principale, quella Champions League mancata contro l’Athletic Bilbao che a Napoli non è mai stata del tutto digerita. Sarri al Napoli è come una preghiera low cost, un investimento contenuto economicamente che scopre la fantasia a cento all’ora: sognare, con un mister in grado di offrire il calcio più bello, più sincero, della scorsa Serie A, non è reato penale né chiedere troppo al destino del pallone. Sarri al Napoli è il bisogno di credere anche possibile la vittoria dell’irreale. E ce li vedo i napoletani, io che lì ci sono nato e lì ho imparato a usare anima e cervello, a crogiolarsi nel gioco troppo bello, che non ci sta tutto negli occhi. Ce lo vedo l’amore tra un toscano «made in Naples» e una città che ha bisogno di un progetto nuovo per sfidare quel destino che li ha intrappolati nel limbo delle pretese impossibili, delle vittorie attese per anni. Alla fine, Sarri al Napoli potrebbe essere anche questo: sentirsi dire finalmente di sì a un enigma che ha sempre detto di no.

La Gazzetta dello Sport

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