Jovetic&Melo, sfida da ex: i fari della nuova Inter ritrovano la Viola

Il famoso teorema di Boskov, “meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0” ha un corollario che recita più o meno “meglio vincere tante partite 1-0 che una sola per 5-0”. Roberto Mancini deve averlo fatto suo, eredità del vecchio maestro, fin da quando ha iniziato la costruzione dell’Inter più concreta, cinica e – diciamolo – fortunata degli ultimi anni. Cinque vittorie di fila e sempre con un gol di scarto, ben quattro “1-0” che se da un lato ricordano il Milan 92/93 targato Capello (scudetto con 36 gol segnati in 34 partite, ben nove vittorie per 1-0), dall’altro sono lo specchio dell’animo con cui i nerazzurri hanno iniziato la loro ricorsa alla Juventus, diventata ben presto una piccola fuga.

E così Inter-Fiorentina diventa già inatteso scontro al vertice, con tanto di ex, ieri viola e oggi nerazzurri, che più di tutti incarnano lo spirito della squadra sognata dal Mancio. Creatività e concretezza, colpi di genio e muscoli, fioretto per pungere e randello per difendersi. Condensando in due nomi, Jovetic e Felipe Melo, i veri trascinatori dell’Inter brutta ma vincente di questo avvio di stagione.

30 agosto 2008: l’esordio in A di Jovetic e Felipe Melo con la maglia della Fiorentina

Voluti a tutti i costi durante il mercato estivo da Mancini (Jovetic l’aveva richiesto già ai tempi del City, ma ci arrivò solo dopo il suo esonero; Melo era la sua diga al Galatasaray), accolti con tiepido entusiasmo dai tifosi. Il primo a causa della presunta fragilità, un’etichetta che si trascina dietro da anni e che non vede l’ora di scrollarsi di dosso, il secondo per colpa di un temperamento che lo porta spesso ad essere la causa della fragilità degli avversari. Cinque partite e ogni dubbio è stato dissipato: Jovetic decisivo con i suoi gol ad Atalanta e Carpi, Felipe Melo già padrone del centrocampo, prima della ciliegina con il Verona. Nove punti su 15 portano la loro firma.

Li staranno rimpiangendo a Firenze? Difficile. Perché la vita va avanti e, ceduto un idolo (come era Jovetic) se ne trova immediatamente un altro a cui legarsi. Nel caso di Felipe Melo, invece, l’amore divenne odio nel giro di un’estate, quella del 2009, quando il brasiliano passò agli storici nemici della Juventus, che lo pagarono anche caro (25 milioni di euro).

Erano giunti in viola insieme, nel 2008, esordio alla prima giornata contro la Juventus: Jovetic, all’epoca giovane talento ricciolone, entrò a partita in corso, Melo la finì in anticipo, espulso nel finale, giusto per presentarsi. La bacheca dei ricordi più ricca è senza dubbio quella del montenegrino, rimasto a Firenze fino al 2013. La storica doppietta al Liverpool in Champions, quella con cui demolì l’Inter stramaccioniana nel 4-1 del febbraio 2013 (di Ljajic, altro ex, le altre due reti). Era la spettacolare Fiorentina di Montella. Quella di Paulo Sousa, che ruba meno l’occhio, oggi è seconda e può sognare di entrare a spallate nell’attico occupato dai nerazzurri. Sull’uscio troverà Felipe Melo, il tenerone che manda baci alla moglie ma non fa sconti alle ex.

Fonte: SkySport

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