
Bergamo Alta con Gasp
“Un risultato storico per tutti, un sogno che si è avverato”, ha spiegato nel post partita il presidente Antonio Percassi conscio della portata dell’impresa. Lui come Gasperini, 59 anni e altrettante panchine in nerazzurro dal suo arrivo a Bergamo nel giugno 2016. Un allievo di Galeone come altri allenatori fortunati del calibro di Allegri e Giampaolo, leader che non ha regalato una vittoria in trasferta bensì un clamoroso trionfo: “Dopo il sorteggio c’era già chi ci dava per eliminati. Invece siamo ancora qui, ci saremo anche a febbraio e abbiamo contribuito a innalzare il ranking dell’Italia”. Già, una pagina indelebile nella storia dell’Atalanta nonché un’iniezione di fiducia per il calcio nostrano reduce dal fallimento mondiale. E pensare che poco più di un anno fa Gasp rischiava l’esonero complice un avvio in salita: 4 ko in 5 partite, trend iniziale fedele ad un’altra sfortunata parentesi nerazzurra. Lì iniziò invece la scalata bergamasca attraverso l’intoccabile 3-4-1-2 dallo strapotere atletico, dogma alimentato dai giovani terribili lanciati dall’uomo di Grugliasco: Gagliardini, Kessié e Conti che imboccheranno la via di Milano, Freuler e Spinazzola destinati alle Nazionali come l’iconico Papu Gomez inseparabile dal partner Petagna. Al centro di una difesa titanica con Toloi e Masiello, Caldara diventa un promesso sposo della Juventus ad ispirare altri gioielli del vivaio lanciati da Gasperini come Bastoni e Melegoni. La Dea diventa una scheggia impazzita e scrive record inediti a fine stagione: il 4° posto a 72 punti vale il ritorno in Europa, exploit che accende i riflettori sull’organizzazione di una provinciale tra spessore e tradizione.
Fonte: SkySport
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