Il nuovo acquisto che tutti volevano, punisce i viola

La Fiorentina arriva al San Paolo, mentre Pupo già scrive la canzone dello scudetto e Renzi pensa al nuo tweet per salutare la capolista. Gioca da prima della classe. Pressing, organizzazione, Tomovic ad uomo su Insigne e Borja Valero uomo di classe pure a centrocampo. Il Napoli sembra subire la pressione dello stadio stracolmo, dell’entusiasmo di Partenope. Il primo goal è di Sua Maesta Reina, regina infatti è la parata su Blaszczykowski sul vero tentativo del primo tempo dei viola. Il Napoli sembra imbrigliato dalla morsa viola, ma non corre troppi pericoli. Koulibaly è maestoso. All’imrpovviso, il fenomeno, decide di strappare via l’etichetta di belli ma teneri. Si invola verso la porta avversaria, Astori, che da queste parti è stato virtualmente vestito d’azzurro, lo abbraccia, ma il brasiliano dalla faccia tosta va via fino a fermarsi arrabbiato al fischio incredbile di Banti da Livorno.Per l’occasione Linto Banti, impacciato, fa un favore ai cuigini dell’Arno. Allan ha chiesto e ottenuto applausi anche quando si allaccia le scarpe. Questa è la scintilla. Il Napoli questo anno ha qualcosa in più. I calciatori non hanno la maglia appoggiata addosso, ce l’hanno cucita, non hanno più l’alibi di essere belli e sfortunati, hanno fame, la stessa avida fame del loro condottiero. Corner ed Higuain sfiora il goal e si va negli spogliatoi. Il San Paolo è una mescola morbida di tensione ed entusiasmo. Emozione e paura. In fondo questi qua giocano bene. Tengono botta. Sono primi. Al rientro dagli spogliatoi, entra il nuovo acquisto. Cazzimma, nativo di queste parti. Cresciuto a vicoli e Vesuvio. Allora, Marekiaro apre la finestra sul golfo alla vista delicata del piedino di Lorenzo che portat utti in gita sotto la Curva B. Uno a zero palla a centro. Renzi pensa ad un decreto anti-goal nei primi quaranta secondi di ripresa;Sousa, aplomb e competenza, scuote un po’ la sua cravatta ma resta lucido. Il Napoli, che ama le goleade spreca con Albiol, e caro Raul se avessi segnato anche tu, il San Paolo sarebbe crollato. Dopo spreca anche Callejon, pazienza. Ilicic invece no, e serve col goniometro Kalinic, uno ad uno. Esulta con la mano all’orecchio ed il ditino al naso. Il San Paolo, che ha visto campioni e classe, si stringe nelle spalle e con area sobria da snob si chiede “Kalinic? Chi?” Mesi fa, anni fa, il Napoli si sarebbe disintegrato, disunito, chiuso a riccio dietro impaurito. Invece quest’anno è diverso. C’è la cazzimma giusta, la voglia di strapparsi a morsi l’etichetta di perdenti. Gonzalo, ha deciso. Sdradica la palla dai piedi di Ilicic e triangola con Mertens. Due a uno. Follia quello che accade. Trema tutto. Tremano anche i cardellini nelle gabbie, e diventa viola quella parte del San Paolo sopra la tribuna d’onore, dei tirapiedi soloni di Sarri e figli! Marek in scivolata chiude Vecno ed aizza il pubblico. Spettacolo. Callejon e Jorginho chiudono in corner ed urlano come un goal. Urlano ai compagni di stare attenti. Questa volta, sono tutti insieme a volerlo. Hanno negli occhi la meraviglia di voler festeggiare al fischio finale con il pubblico. Non accadeva da anni. I giocatori vogliono stringersi ai tifosi. Tutti insieme, sembra gridare Pepe quando irride il buon Kalinic. Lino Banti torna in scena, con un ciak vergognoso. Il rigore non fischiato al Pipita. Non fa nulla. Arriva il fischio finale. Sarri esulta, tutti abbracciano tutti, come una volta, come ventinove anni fa di questi tempi. A Pupo va di traverso il gelato, i tifosi fiorentini ci consigliano di usare il sapone, noi accettiamo l’invito, lo abbiamo usato per lavare la testa a chi dopo poche giornate già aveva cavalcato l’idea di essere tricolore. Umiltà, a lezione dal Napoli.

Armando De Martino

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