Pedullà: “Sarri e quei sassolini che dedica ai pentiti…”

PEDULLA

Alla fine diventa anche divertente. Perché due mesi fa per tanti, quasi tutti, Maurizio Sarri non era un allenatore da Napoli. Meglio ancora: da cambiare subito per evitare addirittura di trovarsi impelagati in insospettabili posizioni di classifica. Boom. Oggi che il Napoli è secondo, ascoltiamo frasi di quelli che si accorgono dopo e che non si ricordano di quanto era accaduto prima. “Mi sono innamorato calcisticamente di Sarri“. “Due mesi fa ero perplesso, adesso se il Napoli dovesse durare…“. Quelli che si sono innamorati ora, erano censori prima. E comunque mai avevano speso una-parola-una dopo qualche settimana di lavoro, con la critica che impazzava. Quelli che dicono di essere stati perplessi, dicono un’altra bugia: avevano semplicemente sparato sull’allenatore, con una prevenzione che – per esempio – non si ha nei riguardi di altri tecnici che chiedono (e ottengono) di smontare e poi ricostruire una squadra a suon di milioni, e magari di gioco se ne vede pochino. Avevano fatto illazioni sul fatto che l’allenatore si presentasse in tuta, avevamo detto tutto, fuorché parlare di calcio. Deve essere stato fastidioso per chi, presentandosi in conferenza stampa alla vigilia dell’impegno contro il Palermo, ha detto: “Cosa mi parlate a fare di scudetto se fino a poche settimana fa la squadra era considerata non all’altezza e l’allenatore anche...”. Questo il senso del discorso di Sarri: quei sassolini, e sono tanti, da togliersi con dedica ai “pentiti” che si sono innamorati del suo calcio.

Alfredo Pedullà

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