Capello: “Ricomincio da Prato, dopo la lezione di Zeman”

Ci sono carriere fulminanti, storie di giovani calciatori subito entrati nel giro del grande calcio. In alcuni casi si tratta di quelli che chiamano fenomeni. Altre storie, assai più frequenti , raccontano invece lo strano percorso di ragazzi come Alessandro Capello, che da un  piccolo comune emiliano, senza dover fare molti chilometri, è prima passato al Bologna, con tanto di esordio in prima squadra (Coppa Italia del 28 novembre 2012 contro il Livorno), e poi arrivato Milano (2013), per ritrovarsi accanto, in allenamento, gente come Zanetti, Milito e altri grandi reduci dell’Inter post  Triplete. A 19 anni Alessandro è ancora una giovane promessa, marchio del quale forse vorrebbe disfarsi, sia per un pizzico di scaramanzia sia e più probabilmente per il peso di quel paragone con Roberto Mancini che in Emilia gli avevano attribuito. E poi altro che Mancio, il suo idolo è Francesco Totti.

Ufficialmente seconda punta o trequartista, di fatto è uno in grado di ricoprire tutti i ruoli dell’attacco: prima punta, esterno e se necessario anche interno di centrocampo in un 4-3-3 in stile zemaniano. Avete letto bene, zemaniano. Capello è infatti transitato anche per il Cagliari del periodo boemo: “Altra esperienza importante – dice – da Zeman ho imparato concretamente cosa vuol dire ‘chi si ferma è perduto’ ”. Poi, dalla balorda stagione rossoblù, è venuto fuori il prestito dallo scorso agosto al Prato, in Lega Pro.

Ma non chiamatela retrocessione la sua avventura nella Divisione Unica: “Non la considero così – continua – Bologna è stato l’inizio e ancora oggi rappresenta il ‘cuore’, l’Inter un’immensa palestra, il Cagliari la prima volta tra i grandi. Prato, invece, è una nuova partenza in un ambiente ideale per farlo. Quello che stiamo disputando è un ottimo campionato. L’obiettivo è la salvezza, ma non sarei sorpreso di vedere me e i miei compagni tra qualche mese ai playoff”.

Un buon risultato sarebbe in effetti anche l’unico modo per suscitare un nuovo e forte interesse da parte del Cagliari, club proprietario del suo cartellino: “Mi auguro possano tornare in A, la squadra è davvero forte. Lo merita la città”. Poi ci sono il già citato Bologna, un amore mai sfiorito e che segue a distanza, e Vittoria, un amore fiorito più di recente e che lo segue da vicino, ma davvero molto da vicino: “Lei è importante, mi sostiene e mi incita pur non essendo una grande appassionata di calcio. E mi segue, eccome se mi segue…”. Ecco, forse non basterà un dribbling per depistare di tanto in tanto la sua dolce Vittoria, ma da un dribbling, cosa che in campo gli riesce benissimo, potrebbe ricominciare la caccia al suo sogno: “L’ambizione c’è, la voglia c’è, gli stimoli ci sono. Poi si vedrà”. La Serie A non è poi così lontana.

Fonte: SkySport

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