Il più amato dai napoletani…: e mica perché scoccò la scintilla; né perché ci fu colpo di fulmine. Fu necessario (fu sufficiente) il tempo di scoprirsi, d’accorgersi che ci sono (pure nel calcio) uomini tutti d’un pezzo, leader nati dentro: e divenne una storia, d’«incorruttibile» sentir comune. Fu un giorno, un mese e forse persino – anche – un anno di separazione (consensuale), ma fu quasi subito Pepe Reina e da quel momento, mai niente è stato come prima, soprattutto in quei dodici mesi vissuti «senza» di lui, pero con l’ombra che s’è allungata sistematicamente su Rafael e su Andujar, con il vuoto d’una malinconia (tecnica e affettiva) seppellita nell’attesa d’un ritorno annunciato: perché l’aspettava Napoli, ma pure lui, da Monaco, non faceva altro che salire sul primo aereo per ripresentarsi al San Paolo…
IL TOTEM – Il più amato dai napoletani: perché l’empatia ha un peso, certo, e va al di là dei (robusti) contenuti tecnici, d’un talento ch’è indiscutibile, d’una fusione ch’è divenuta naturale, un’attrazione fatale nella quale, chissà?, magari ha provveduto un Cupido che gioca di nascosto in qualche pallone e ha scatenato gli istinti di Napoli e di Reina e li ha assemblati forse persino oltre el pipita, l’altro «eroe» moderno.
IL PRIMATINO – I portieri sono uomini soli, persi nel confine (apparentemente) ristretto di un’area, abbandonati al destino dei condannati al gol, e 370 minuti di così ferrea inviolabilità, tutto d’un fiato, finiscono per rappresentare (persino) il dettaglio che svanisce dinnanzi alle certezze, l’artificiosa definizione d’un sentimento, di stati d’animo.
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