Napoli-Inter, la sfida scudetto dei gemelli diversi

Una squadra che ha vinto sette gare per 1-0 e segnato solo due volte più di una rete (col Carpi e col Frosinone) contro la squadra probabilmente più spettacolare della serie A.

Un club che puntualmente chiude i conti del bilancio in profondo rosso contro un altro che quest’anno, per la prima volta dopo 8 anni di bilanci virtuosi, ha chiuso l’anno sociale con un meno 13 milioni. Un tecnico, Mancini, che mai una volta in tredici gare, ha schierato la stessa formazione e un altro, Sarri, che prima di ogni match recita una specie di filastrocca che altro non è che l’undici titolare. Bello il Napoli? Brutta l’Inter? Vabbè, lasciamo perdere. Quello che conta è che lunedì la sfida del San Paolo vale il primo posto. Bello smacco per chi, sotto l’ombrellone, ipotizzava una lotta per il titolo tra Roma e Juventus. Ovviamente, a un terzo del campionato, guai a pensare che l’Inter stia lassù, davanti a tutti, solo per fortuna. Per carità: c’è solo tantissima qualità a fare un golletto e a difenderlo come i texani nella battaglia di forte Alamo. È una sfida molto particolare anche per Sarri: per la prima volta troverà un rivale, Mancini, che cercherà di approfittare dei punti deboli del 4-3-3 sarriano.

L’Inter, al contrario degli azzurri, ha un guscio tattico che non è definibile: qualche volta è mazzarriana, nel senso che difende con cinque uomini, altre con la linea a 4, altre volte ancora a rombo. Mancini vede gli avversari e così decide chi schierare. Il Napoli, invece, ha la sua forma: quella è e quella resta.
Al contrario, poi, dell’Inter, il Napoli ha un uomo simbolo: Higuain. Non è che sia dipendente da lui (c’è Insigne che ha già fatto sette gol) ma è chiaro che se hai in formazione l’attaccante migliore al mondo qualcosa dovrà pur significare. L’uomo simbolo dell’Inter è una caccia al tesoro: Perisic, Ljajic e Brozovic? Icardi, il capitano o Kondogbia, l’acquisto più caro?

ilgazzettino

Commenti
Segui il canale PianetAzzurro.it su WhatsApp, clicca qui