Dal Carpi al Palermo passando per la Samp. Quando il cambio in panchina diventa un flop

ROMA – Tutti cambiano, ma tutto rimane com’è. Se non addirittura peggio. È appena dicembre, ma la frenesia del cambio di panchina ha già contagiato presidenti a frotte: 6 allenatori esonerati, contro i 7 della stagione scorsa, ma con ancora tanti mesi davanti il sorpasso pare quasi inevitabile. Più difficile semmai arrivare ai 15 di due anni fa, anche perché come saggezza popolare ricorda, lasciare le strade note per l’ignoto non sempre porta a migliorare. Anzi, a volte non porta proprio da nessuna parte. A Bologna però qualcuno potrebbe non essere d’accordo.

CASO CARPI, ZAMPARINI ALTRO FLOP – Certo, la suggestione di credere che basti mandare a quel paese l’antipatico mister per mettere a posto i cocci di una stagione può essere forte. C’è chi come Lotito a quella tentazione prova a resistere, confermando (a tempo?) Pioli, chi come Pallotta storce il naso all’idea di licenziare Garcia, chi come Berlusconi non ha ancora capito se abbia senso mandare via Mihajlovic. Poi ci sono quelli che troppe domande non se le fanno, salvo doversene pentire. Come ha fatto il Carpi, che dopo appena 6 partite di serie A ha cacciato il profeta della promozione Castori per prendere Sannino. Sembrava una resurrezione con la vittoria all’esordio, era un fuoco di paglia, così dopo 3 ko in serie il patron Bonacini ha fatto marcia indietro, richiamando Castori e salutando il ds Sogliano. Storia che rischia di rivivere Ballardini, convocato alla guida del Palermo dopo 12 gare dal divoratore seriale di tecnici per eccellenza: Maurizio Zamparini. Il suo 53esimo esonero però non ha portato fortuna: Iachini veleggiava alla non esaltante media di 1,16 punti, con lui è precipitata a 0,33 (1 pari e 2 ko) a cui aggiungere la figuraccia in Coppa Italia contro l’Alessandria al Barbera (2-3). Ambiente incendiato, calciatori esclusi, ma con 10 gol incassati in 4 partite la sua rivoluzione pare già al capolinea: Zamparini è tentatissimo dall’esonero numero 54, con tanto di scuse a Iachini.

MONTELLA, CHE SUCCEDE? – Il più eclatante dei casi però è un altro: bisogna attraversare l’Italia e salire fino a Genova, dove la folkloristica gestione Ferrero ha trasformato una squadra potenzialmente in lotta per un posto in Europa, in una ciurma costretta a guardarsi le spalle.  Cacciando il “nemico” Zenga, abbacinato dall’idea di replicare sotto la lanterna le meraviglie di Firenze firmate Vincenzo Montella. Il fascino dell’Aeroplanino che torna a Marassi, la speranza del salto di qualità. Risultato? Zero punti in 3 partite, solo 2 gol fatti e 8 subiti, oltre alla netta sensazione di aver avuto troppa fretta di alterare un sistema che, al netto di incomprensioni e divergenze, almeno portava risultati. Fretta non bisogna averne invece a giudicare il lavoro di Delneri a Verona. Certo però che dopo l’esonero di Madorlini, giustificato dall’ultimo posto senza neanche una vittoria (6 pari, 8 ko), la svolta non è arrivata. Anzi, il suono del primo squillo – 0-1 in casa contro l’Empoli – sembra già un campanello d’allarme.

L’ECCEZIONE DONADONI – Come per ogni regola che si rispetti, un’eccezione la conferma. A Bologna ad esempio con Delio Rossi parevano spacciati. Invece in 5 partite Donadoni ha restituito serenità e punti: già 10, grazie a 3 vittorie e un pari, battendo il Napoli e fermando la Roma. Si è sbloccato Destro, 4 gol in 4 gare giocate, e la squadra è emersa dalla zona retrocessione. Un percorso sulle tracce di Mancini e Maran, solidissimi alla guida di Inter e Chievo su cui erano saliti in corsa la stagione scorsa. Altro che traghettatori: chissà se Berlusconi, Lotito e Pallotta ci faranno un pensiero.

serie A

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Fonte: Repubblica

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