Napoli, quel genio venuto dalla provincia ha creato un modello che stupisce l’Europa

PRIMO a sorprendersi è il Napoli. Si sveglia in un lunedì di inverno bugiardo. Come tutto il calcio italiano che cerca adesso parole ambigue, per dire molto e niente. C’è anche il sole dopo una notte sporca di libeccio. Sarri e la sua ciurma ribelle sono sommersi di elogi: nessuno va contro la realtà, ma nessuno vi scommette fino in fondo. Sono i giorni dell’ipocrisia: tutti ad esaltare gli inattesi campioni d’inverno, ma tanti a ricordare che due punti di vantaggio a metà campionato sono ancora pochi, che le altre non si sono mica arrese, figurarsi la Juve che crolla ma si rialza sempre.

Il Napoli si sorprende, certo: si guarda intorno, è il solo a riconoscersi nel primato, a sentirlo profondamente suo, si domanda come facciano gli altri a non aver capito che a Castel Volturno un genio venuto dal buio della provincia stava creando un laboratorio di calcio futuro. Da Dimaro nelle luci dolomitiche dell’estate in Val di Non fino allo smog di Frosinone si è compiuta una rivoluzione in soli 180 giorni. Ne sono passati altri quaranta da quella terribile sera del 31 maggio, la sconfitta con la Lazio, l’addio alla Champions, uno scivolone in undici metri, quanto misura un rigore sbagliato, e ieri Higuain è tornato a segnarne uno, liberandosi di un’altra croce.

Nessuno può dire che vincerà di sicuro lo scudetto, ed a molti da Roma a Milano a Torino fa soffrire persino immaginarlo, ma nessuno può negare che in questi sei mesi sul calcio italiano sia atterrata da chissà dove una formazione di alieni. Il Fenomeno Napoli. Che abita in uno stadio disadorno e umiliato come la sua splendida città.
Torniamo indietro nel tempo, 31 maggio: era stata allestita la cena per festeggiare la Champions, dopo la sconfitta con la Lazio fu confermata, arrivarono muti e con facce grigie come le maschere di cera nel museo delle Ramblas a Barcellona, che gelo quella sera, Benitez in attesa di un volo privato all’alba per Madrid, De Laurentiis che ne cercava un altro per agganciare Unai Emery a Siviglia. Higuain terreo. Sei mesi, 180 giorni, chi l’avrebbe immaginato? Benitez sedotto, imbarcato e scaricato dal Real Madrid peggio che un container di roba taroccata. E qui, l’Anonimo Toscano che in una nuvola di fumo porta il Napoli al titolo d’inverno, qui c’è un Fenomeno Napoli da raccontare, ma anche da capire. Non si sa come finirà, lo riconosce anche la città con la sua vigilata euforia, ma è certo che a metà stagione un club si è consegnato al rispetto dell’Europa. Il Napoli ha ribaltato pronostici, gerarchie, pregiudizi. E la sua fresca storia, in un’apoteosi di semplicità, segna il nuovo corso.

Il Napoli è il modello imprevisto e da seguire. Ricorda l’Atletico Madrid che in Spagna disturba Barcellona e Real, giganti che fatturano mezzo miliardo di euro.

Il Borussia Dortmund del satanico Jurgen Klopp che un anno fa agitò le notti di Guardiola e del suo Bayern. Il Leicester di Ranieri che manda all’aria Mourinho e il Chelsea. Questa è il nuovo mondo che penalizza miti stanchi, quelli che affondano nel danaro e nella fatica di vincere. C’è spazio ad un calcio meno sborone ma concreto, fatto di impegno e ricerca. Il calcio di Sarri ha affascinato e coinvolto campioni inespressi. Aspettavano qualcuno che li portasse fuori da un labirinto di proclami e bluff. Non è stato facile neanche per Sarri imporsi subito. Molto lo si deve al suo agente: Alessandro Pellegrini, ex bancario anche lui, girò porta a porta in estate. «Non giudicate Sarri per età e passato, dategli tempo, vi ricrederete».

La provincia era Napoli ed Empoli la città del futuro? Forse. Il paradosso ha dato slancio alla rivoluzione dei 180 giorni. Oggi il Napoli è più forte perché ha muscoli, riflessi e voglia di vincere. Gioca 30 metri più avanti, stronca le ripartenze dei rivali con pressing avanzato quindi, impone il suo possesso palla ad alta velocità, manda a memoria schemi e trame ritmiche.

Le idee di Sarri sono queste, la lealtà dei rapporti lo aiuta ad imporle, lui non ruba la scena, ma c’è

tanto altro ancora. Sono applicate da campioni rigenerati: il gol facile di Higuain ritrovato aldilà delle sindromi da puntero triste, la maturità di Hamsik che può portare alta la cresta nera come il Gran Pavese di un’ammiraglia, il maestoso carisma di Reina, bravi tutti. Oggi il Napoli è un giocattolo perfetto che De Laurentiis può solo non distruggere. Ma migliorare. Se nel cinema non lo cerca, troverà qui il suo Oscar.

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