Ultrà dell’Atalanta in Gazzetta: striscione, cori e fumogeni

Una cinquantina di ultrà dell’Atalanta della Curva nord si sono presentati ieri mattina poco dopo le 11 davanti alla sede di Rcs Mediagroup che ospita La Gazzetta dello Sport in via Rizzoli, a Milano. Il gruppetto ha legato agli alberi davanti alla portineria un grande striscione dove campeggiava uno slogan contro il giornalista della «Rosea» Sebastiano Vernazza. Sono stati accesi fumogeni e si sono sentiti dei cori offensivi all’indirizzo dello stesso giornalista. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di polizia Lambrate, uomini dell’Ucigos e i carabinieri della stazione di via Palmanova. La manifestazione è durata all’incirca una trentina di minuti. Prima di andarsene gli ultrà hanno consegnato un volantino nel quale tentavano di spiegare i motivi del loro gesto accusando il nostro giornalista per un articolo uscito sul nostro settimanale SportWeek.

IL COMMENTO — Dal giornale in edicola oggi il commento del vicedirettore Gianni Valenti.
L’ingresso della Gazzetta dello Sport a Milano trasformato in una curva da stadio. Uno striscione contro il nostro Sebastiano Vernazza, cori beceri, fumogeni. Uno spettacolo inquietante che purtroppo sa di pericolosa intimidazione. Siamo sicuri che le autorità competenti andranno sino in fondo a questa vicenda. Non è la prima volta che la Gazzetta e i suoi giornalisti devono subire attacchi del genere. E non è la prima volta che gli attacchi arrivano proprio dagli ultrà dell’Atalanta. Sarebbe inutile dire, ma è meglio invece ribadirlo con forza, che la Gazzetta va avanti senza timore alcuno come ha fatto in questi 120 anni di vita. Il nostro compito è sempre stato e rimane quello di raccontare lo sport, in questo caso il calcio, nelle sue varie sfaccettature denunciandone le pericolose distorsioni. Ciò che ha fatto il nostro collega in un articolo sul settimanale SportWeek nel quale giustamente stigmatizzava il fatto che alcuni genitori avessero portato i figli a un corteo di solidarietà organizzato dalla Curva nord dell’Atalanta verso un capo ultrà colpito dalla misura restrittiva della sorveglianza speciale. Questi sedicenti tifosi hanno concluso la loro esibizione consegnando un volantino con le presunte ragioni della protesta. Una domanda sorge spontanea: non bastava mandarlo via email o con una lettera alla redazione evitando la prova di forza? No, perché si cercava l’effetto mediatico, tutti insieme pericolosamente.
IL COMUNICATO DEL CDR DELLA GAZZETTA — La redazione della Gazzetta dello Sport esprime solidarietà al collega Sebastiano Vernazza, preso di mira da un gruppo di ultrà dell’Atalanta soltanto per avere fatto il proprio lavoro. Secondo i circa 50 tifosi che ieri mattina si sono presentati a Milano, davanti all’ingresso della nostra sede, il giornalista della Gazzetta sarebbe colpevole di avere scritto un commento critico nei confronti dei genitori che hanno portato i figli a un corteo di solidarietà per un capo ultrà nerazzurro colpito dal provvedimento di sorveglianza speciale. E per questo motivo, quindi, meritava non solo una lettera di critiche ma anche uno striscione irrispettoso, cori offensivi, fumogeni, copie della Gazzetta gettate in strada a mo’ di spregio. Una sorta di «sfida» al nostro collega e al nostro giornale. Bene, la redazione della Gazzetta, finita già altre volte nel mirino degli ultrà atalantini, non può accettare un comportamento del genere e risponde così: non ci facciamo offendere, non ci facciamo spaventare in casa nostra, non ci facciamo insegnare il modo in cui dobbiamo lavorare. E a quel gruppo di tifosi che ha scelto di passare la mattinata a insultarci diciamo che Sebastiano Vernazza continuerà come sempre a fare il suo lavoro, cioè informare i lettori e commentare i fatti sportivi più rilevanti. E che lo stesso, ovviamente, continuerà a fare la Gazzetta con l’autonomia e l’autorevolezza che la contraddistingue da 120 anni. Anche se a qualche tifoso questo non piacerà.
Gasport

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