Roma, Spalletti e il derby: “Niente cali di concentrazione, per loro noi siamo l’unica ragione”

ROMA – La città si appresta ad uno dei derby più anomali della storia delle stracittadine capitoline. Poco pubblico – attesa un’affluenza inferiore ai 30.000 spettatori – poco appeal, come spiegato da Luciano Spalletti per via dei diversi obiettivi delle due squadre e, infine, il serio rischio di dover assistere all’ultimo scontro contro la Lazio per Francesco Totti.

Ma il tecnico toscano, che conosce le possibili minacce costituite dall’aspetto emotivo-passionale insito nella sfida, richiama i suoi all’applicazione mentale massima: “Mi sarebbe piaciuto giocare ad armi pari, per loro siamo l’unica ragione. Noi ne abbiamo anche altre e spero che i miei giocatori siano forti di testa e bravi a saper gestire le emozioni”.
 
“DI TOTTI NE VOGLIO QUINDICI” – Dopo l’ultimo capitolo della complicata relazione di fine carriera tra Francesco Totti e il presidente Pallotta, Luciano Spalletti era ben consapevole che la conferenza stampa alla vigilia del derby avrebbe acceso i riflettori sul numero dieci e le possibilità di vederlo schierato da titolare: “Ha sempre fatto vedere grandi giocate dentro i derby, ma l’allenatore deve saper scindere l’emozione e la passione e considerare altri fattori in funzione delle mire che abbiamo, perché dobbiamo perseguire incessantemente l’obiettivo della Champions”.

“Francesco le giocate le farà sempre – prosegue Spalletti – se si tratta solamente delle giocate glielo possiamo fare di altri 5 o 6 anni il contratto perché il piede rimarrà quello. Ma bisogna considerare altre cose, la gestione della partita, il correre senza palla. Chi ci dice che nel primo tempo del suo ultimo derby (il 2-2 deciso da una sua doppietta e coronato con il selfie sotto la Sud) la Roma non sia andata sotto di due gol nel primo tempo per l’assenza di un calciatore che potesse fornire un maggiore apporto di copertura? E’ un giocatore passionale, gli garba l’attrezzo: di Totti ne voglio quindici. Mi sembra a volte che ci sia l’intenzione di farne giocare solo uno, io ne voglio quindici di forti così. Per il mio ruolo non vado a interferire sulle questioni tra lui e il presidente. Debbo gestire la squadra dal punto di vista tecnico-tattico, di equilibri”.
 
“DERBY? NON E’ L’UNICA NOSTRA RAGIONE DI ESISTERE” – La gestione è stata agevolata dalla totale disponibilità, eccezion fatta per Gyomber e Vainqueur, di scelta nell’organico. Può pensare, ad esempio, ad un centrocampo con Pjanic e Nainggolan, al centro – in questi giorni di festività – di rumors di mercato in uscita: “Non disperdano energie in questo senso, bisogna dare il massimo per la causa e la ragione di vita di questi due mesi che mancano, ossia i risultati. Chi vuole andar via, andrà via, fa parte dei ruoli: non si può legare nessuno. Ma è giusto che chi ha mire importanti giochi da calciatore importante”. Stimola il belga, che ha dichiarato come Juve e Napoli non siano poi così più forti della Roma: “Se è arrivato a questa conclusione è il primo ad ammettere che c’è qualcosa di più da mettere sul piatto”. 

Ma avrà l’opportunità di optare anche per il ritorno tra i titolari di Daniele De Rossi che in settimana aveva accusato dei fastidi fisici che ne avevano messo in dubbio la presenza: “Tento di far giocare i migliori – spiega l’allenatore – come dice l’inno della Champions League. Dobbiamo pensare che il nostro obiettivo è stare stabilmente in quella competizione. Daniele ha fatto buonissimi allenamenti, può rientrare negli undici ma bisogna valutare bene la squadra, gli equilibri e ciò che possono fornire gli altri calciatori nel suo stesso ruolo. De Rossi sa quello che è il modo di pensare di un allenatore per cui sono tranquillissimo”. 
 
OLIMPICO VUOTO: “AVREMO IL SUPPORTO DAL CUORE DI TESTACCIO” – Il modo di pensare, domenica, sarà evidentemente condizionato dai significati ‘extra’ di una sfida che trascende dai soli aspetti di campo: “Vieni coinvolto dalla passione che c’è per questa partita lavorando in questa città. Dobbiamo essere bravi a saper gestire le emozioni per quelli che sono i nostri traguardi e tenteremo di fare la partita e di vincere. Loro sono una buona squadra con un allenatore di prima qualità. Sapranno come comportarsi ma noi tenteremo di confrontarci, come facciamo contro ogni avversario, con l’idea di vincere la partita”.

Una specie di ‘normalizzazione’ di un match storicamente tanto speciale: “Abbiamo anche altre attenzioni, vogliamo altri confronti di livello con l’Europa calcistica. Per noi non deve essere l’unica ragione di esistere”.

Se rincuora la facoltà di poter disporre di ogni individualità del gruppo per poter schierare un undici quanto più votato alla propensione offensiva, sapere che l’Olimpico offrirà un contesto semi-deserto è motivo di scottante rammarico per Luciano Spalletti: “Avrei voluto sentir parlare tutta la settimana di un progetto di stadio pieno. Mi dispiace perché capisco il sacrificio per quello che è l’amore e la dipendenza da Roma che provano i nostri tifosi. Sento parlare di ciò che verrà fatto a giugno per risolvere certe questioni, ma giugno è distante e bisogna trovare prima la soluzione. Mi adopererò, parlando anche con Gabrielli, per conoscere quante più cose possibili. Il derby fa battere le mani, ma molto di più i cuori. E i cuori quando battono fanno lo stesso rumore anche da Testaccio”.

Sarà infatti Campo Testaccio il posto prescelto dal cuore pulsante del tifo giallorosso per assistere alla sfida di domenica pomeriggio: “Avremo lo stesso supporto di affetto dello stadio pieno”, chiude romanticamente Spalletti.

Fonte: Repubblica

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