Goal Economy – Napoli, il peso di Higuain e il bisogno di crescere

Marco Bellinazzo de “Il Sole – 24 ore” analizza per noi la situazione del Napoli, nel mezzo di una sessione di mercato cruciale per il club campano.

Il tema del rinnovo di Higuain è tornato prepotentemente d’attualità con le ultime dichiarazioni del fratello-agente. Lo scorso 16 giugno Marco Bellinazzo aveva analizzato per Goal Italia la complessa situazione dei rinnovi in casa Napoli, tra la necessità di mantenere una rosa competitiva e quella di accelerare la crescita strutturale del club.

 

Il calciomercato estivo del Napoli , dopo l’acquisto di Tonelli dall’Empoli, è stato fin qui caratterizzato da una sequenza demoralizzante di rifiuti, da Piotr Zielinski e Davy Klaassen. A quanto pare anche il bomber del Pescara Gianluca Lapadula sarebbe intenzionato a respingere il club azzurro ( si è poi accasato al Milan, ndr ). Al di là di contingenze e motivazioni personali, non è la prima volta che il Napoli incontra questo tipo di difficoltà, segno che il progetto tecnico, una città dalle mille contraddizioni o il modello di società non accendono gli entusiasmi dei calciatori (e dei loro procuratori). Un campanello d’allarme che il presidente Aurelio De Laurentiis e la dirigenza partenopea fin qui hanno forse sottovalutato.

Eppure il Napoli è da anni stabilmente presente in Europa, la prossima stagione disputerà laChampions League , ha una tifoseria appassionata come poche al mondo ed è un’azienda sana che opera da sempre in linea con i dettami del fair play finanziario e garantisce il pagamento puntale degli ingaggi (circostanza nient’affatto banale). A tal proposito, in queste settimane parecchi grattacapi al patron De Laurentiis e al ds Giuntoli li stanno dando i rinnovi contrattuali sollecitati da alcuni big. Da Higuain a Koulibaly , da Hysaj ad Albiol , il dossier si fa di giorno in giorno più pesante. Il presidente ha addirittura minacciato il difensore senegalese, reo di aver rilasciato un’intervista non autorizzata, di un’azione legale per i danni di immagine arrecati alla società, sottolineando come dopo anni di bilanci in utile, il bilancio chiuso al 30 giugno 2016 sarà il secondo consentivo in rosso e anche il successivo potrebbe registrare un rosso di 10 milioni.

Il Napoli l’anno prossimo disputerà la Champions League, è un’azienda sana. Eppure, da Higuain a Koulibaly, da Hysaj ad Albiol, il dossier dei rinnovi si fa di giorno in giorno più pesante.

In effetti, alcuni rinnovi appaiono davvero “pesanti”. L’eventuale aumento dell’emolumento del Pipita da 5,5 milioni a 7,5 annui porterebbe l’esborso per il club da 11 a 15 milioni (incluse le imposte). Il punto decisivo è allora questo: il Napoli può permettersi acquisti multimilionari e un incremento permanente del costo della rosa?

La risposta è articolata: guardando a una prospettiva di breve periodo, certamente sì. La partecipazione alla massima competizione continentale garantirà alle casse del club tra i 40 e i 60 milioni (dipenderà dalla qualificazione ai gironi della Roma e dall’eventuale accesso almeno agli ottavi di finale) e il Napoli al 30 giugno 2015 aveva disponibilità liquide per 49,9 milioni (depositi bancari e postali). Il club inoltre non ha esposizioni verso banche e l’indebitamento totale (109 milioni) è composto soprattutto da debiti da calciomercato (72 milioni) a cui corrispondono 71 milioni di crediti (di cui 38 da calciomercato).

 

Nel 2014, con Benitez in panchina, il Napoli ha investito sul mercato 99 milioni mentre nel 2015, con l’avvento di Sarri, ha speso 36 milioni. In un’ottica di lungo periodo, però,  senza investimenti su impianti (stadio, centro sportivo) e internazionalizzazione della rete commerciale non è il caso di fare il passo più lungo della gamba. Il Napoli infatti si trova in una situazione di squilibrio cronico dal punto di vista del rapporto tra entrate e uscite. Il club ha archiviato i conti al 30 giugno 2015 con un deficit di 13 milioni dopo otto bilanci in utile consecutivi. Anche il 2016  sarà in perdita (vedremo di quanto).

Nel 2011 il Napoli aveva ricavi totali per 131 milioni. Nel 2015 è arrivato a quota 143 milioni. Mediamente, in questi cinque anni, i ricavi dal botteghino sono stati pari a 20 milioni, quelli dell’area commerciale a 30,5 milioni e quelli dei diritti tv nazionali a 60 milioni. Questo significa che tolti gli introiti della Champions e le plusvalenze da calciomercato (vedi Cavani ,Lavezzi , eccetera) il Napoli ha un  fatturato “strutturale” (stadio, area commerciale e diritti tv nazionali) intorno ai 110 milioni (che ora potranno salire a 120 visto l’incremento del 20% del contratto tv 2015/18). In sostanza, da solo il nuovo eventuale stipendio di Higuain assorbirebbe oltre il 10% del giro d’affari del club.

Tolti gli introiti della Champions e le plusvalenze da calciomercato il Napoli ha un  fatturato “strutturale” intorno ai 110 milioni di €. In sostanza, da solo il nuovo eventuale stipendio di Higuain assorbirebbe oltre il 10% del giro d’affari del club.

I costi invece sono costantemente saliti dai 115 del 2011 ai 165 del 2015 . Nel dettaglio  il costo del personale, in cinque anni, è passato da 51 a 85 milioni. Gli ammortamenti dei cartellini, data la politica di abbatterne il valore per quote decrescenti applicata dalla società, e quindi con una concentrazione dei costi sui primi due anni di contratto, sono diminuiti nel 2015 a 49 milioni (nel 2011 erano pari a 29 milioni).

Dal punto di vista patrimoniale il Napoli è una società robusta. Il rischio tuttavia è di dilapidare quanto fin qui costruito se ogni anno non raggiunge la massima competizione continentale  o non realizza ricche plusvalenze. Con un fatturato strutturale di 120 milioni non ci si può potersi permettere a lungo e una rosa da 130 milioni tra ingaggi e ammortamenti.

Ecco allora che se qualche club si presentasse con un assegno da 90 milioni per il Pipita il presidente De Laurentiis dovrebbe riflettere bene prima di decidere cosa fare. Avendo in carico il centravanti argentino ormai per meno di 10 milioni potrebbe realizzare una megaplusvalenza da 80 milioni. La sfida allora sarebbe quella di investirne metà per comprare un nuovo attaccante e metà per costruire un centro tecnico moderno in cui addestrare i futuri campioni “ made in Naples ”. Magari non tutti i tifosi capirebbero, ma sarebbe una scelta lungimirante.

goal.com

Commenti