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Lazio, la sosta preoccupa Inzaghi: una squadra in giro per il mondo

Lazio, la sosta preoccupa Inzaghi: una squadra in giro per il mondoKeita, Milinkovic e Parolo, tutti convocati dalle rispettive nazionali (agf) ROMA – Viva la sosta, che peccato la sosta. Simone Inzaghi ci penserà su, poi esprimerà il verdetto sui pro e i contro di fermarsi sul più bello. Le Nazionali chiamano, Formello come da tradizione si svuota. Sono undici i biancocelesti con il bagaglio a mano che salutano il gruppo: dagli azzurri Parolo e Immobile al talismano del momento Keita, passando per Lulic, de Vrij (al ritorno in Nazionale dopo un anno), Lukaku, Vargic e gli under 21 Cataldi, Strakosha, Milinkovic-Savic e Kishna (il connazionale olandese Hoedt è invece rimasto nella Capitale per motivi personali). In questi giorni di magra – gli allenamenti riprenderanno martedì – il tecnico piacentino non potrà contare sui due lungodegenti Lucas Biglia e Bastos: per il regista argentino (stiramento al polpaccio) e il difensore angolano (stesso grado di lesione, mai ai flessori) nuovi controlli in clinica, ma il loro stop è destinato a durare almeno per altri 40 giorni. Inzaghi si consolerà quantomeno con Federico Marchetti e Dusan Basta: entrambi assenti nelle ultime due partite per problemi al polpaccio, torneranno a disposizione alla ripresa del campionato. Il portiere veneto in particolare riprenderà possesso dei pali contro il Bologna (domenica 16 ottobre all’Olimpico) nonostante la meritoria sostituzione (soprattutto contro l’Udinese) da parte del baby Strakosha.

LAZIO IPERATTIVA NEI SECONDI TEMPI – La sosta servirà anche a capire, come anticipato, se rientrare ai box dopo due vittorie consecutive (in Friuli e ancora prima contro l’Empoli) porterà più benefici che effetti collaterali. Di sicuro, Inzaghi si godrà il terzo posto in classifica (in coabitazione con Roma, Milan e Chievo) ragionando sulle qualità e sulle peculiarità espresse dalla sua Lazio. Una in particolare rapisce l’occhio, tanto è evidente: i biancocelesti segnano e subiscono di gran lunga più nel secondo tempo che nella prima parte di gara. Sì, la rete del vantaggio contro i bianconeri è arrivata al 28′ e, appena un minuto dopo, era accaduto lo stesso contro gli azzurri toscani. Ma l’escursione di punti tra le due frazioni è massiccia. Innanzitutto per quanto riguarda i gol fatti: 8 nei secondi tempi contro i 5 messi a segno nei primi 45 minuti. Ben 6 sono stati addirittura siglati nell’ultima mezz’ora di gioco. Il divario è però ancora più abbagliante sotto la voce “gol subiti”: una sola rete prima dell’intervallo (in casa del Milan), 6 incassate una volta rientrati dagli spogliatoi. Di queste, 4 sono arrivate tra il 60′ e il 75′, il quarto d’ora che si rivela complessivamente come il più caldo per la Lazio. Della serie: appena scoccato il 15′ del secondo tempo, state tranquilli che qualcosa accadrà. Starà a Inzaghi e al suo staff comprendere se questa doppia circostanza possa continuare a offrire risvolti più positivi o più negativi. La statistica ci racconta in ogni caso di una squadra che produce e “distrugge” maggiormente nelle seconde frazioni.

I BIANCOCELESTI VANNO “DI CORSA” – Altrettanto certo è che la Lazio faccia della corsa uno dei propri punti di forza. Immobile e compagni sono secondi per chilometri percorsi, preceduti solamente dal Chievo. La media biancoceleste è infatti di 108,528 km a partita, mentre i clivensi ne hanno fatti registrare 109,165. La formazione di Inzaghi distanzia avversarie come il Napoli (107,799), la Juventus capolista (ottava con 106,748 km di media) o i rivali cittadini giallorossi (104,232, mentre il Milan è ultimo a quota 101,904). “Tutti devono pedalare, non esistono squadre al mondo che vincono senza correre”, ha sottolineato non a caso Marco Parolo (intercettato già nelle vesti “azzurre” dall’agenzia di stampa Italpress). Proprio il centrocampista di Gallarate è il recordman della squadra per media di chilometri percorsi (11,702 a partita), seguito da altri sette compagni sopra la soglia dei 10. Anche contro l’Udinese, la Lazio ha vinto “di corsa”: 111.544 i km macinati dai biancocelesti, contro i 107.782 mila dei bianconeri. E lo stakanovista Parolo ha sfondato il muro dei 12 mila. 

IL RECORDMAN LUKAKU E I GUAI CON LA PATENTE – Un altro record da pista d’atletica porta invece la firma di Jordan Lukaku: il terzino belga ha toccato i 33,68 km/h, dato massimo di velocità in corsa emerso dall’anticipo di sabato sera. Ironia della sorte, la velocità penalizza invece l’esterno 22enne fuori dal terreno di gioco. Il Tribunale di Bruges lo ha infatti condannato a una multa di 1.500 euro e a 15 mesi di divieto di guida. Questo perché, spiegano in Belgio, il nazionale belga non ha restituito la patente entro i termini previsti, dopo il ritiro per una precedente infrazione. Nel luglio 2015, lo stesso tribunale gli aveva infatti comminato un’ammenda di 2.880 e 12 mesi lontano dal sedile del conducente per eccesso di velocità e guida senza patente: tra il febbraio e l’aprile 2014, il giovane “Diavolo Rosso” era stato beccato oltre i limiti da tre autovelox. La polizia della località di Dendermonde starebbe inoltre verificando se Lukaku fosse al volante in un’altra zona di controllo. Prima di quest’ultima condanna, il giovane esterno si era difeso assicurando come non fosse lui alla guida dopo il primo ritiro della patente. Il suo agente aveva anche assicurato che “i reati per eccesso di velocità non sono stati commessi da lui, la sua auto viene utilizzata da qualcun altro che, a sua volta, la presta ad altre persone”. Ciò evidentemente non è bastato per indurre i giudici locali a più mite sentenza. Lukaku può perlomeno consolarsi con gli scarpini ai piedi: Inzaghi non gli chiederà certamente di fare attenzione alla velocità durante le sue scorribande sulla fascia.

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Fonte: Repubblica

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