I segreti di Martusciello, uomo-derby dell’Empoli

Giovanni Martusciello, allenatore dell’Empoli ed ex giocatore dei toscani (Getty)

Chissà se a casa sua, nel cuore di Empoli, Giovanni Martusciello nasconde una macchina del tempo. Magari, la potrebbe usare per tornare al 27 settembre 1997. Stadio Franchi, Firenze: è il giorno del derby tra la Fiorentina ed il suo Empoli, quello neopromosso dalla B con Spalletti in panchina. Lui di quella squadra era un titolare e la prima vittoria in A di quella stagione, la settimana prima contro la Lazio, l’aveva decisa proprio un suo gol. Ma il derby è un’altra storia, anche perché quella Fiorentina lì faceva paura davvero. Toldo, Rui Costa, Robbiati, Olivera. Malesani in panchina, Batistuta in campo. Forse troppo per un Empoli che viveva da “umile provinciale” e infatti avanti nel punteggio ci vanno proprio i viola. Passano 24 minuti, Robbiati lancia Batistuta che salta Pagotto e firma l’1-0. E’ il settimo gol dell’argentino, la Fiorentina ha già il derby in mano. Nel secondo tempo però cambia il copione: dopo 15’ Tonetto si trova in area da solo e di sinistro batte Toldo, l’Empoli un po’ a sorpresa trova l’1-1. La Fiorentina attacca nel finale alla ricerca del nuovo vantaggio, ma la sorpresa – come in tutte le favole – è dietro l’angolo: al 94’ contropiede della squadra di Spalletti, palla per Martusciello che di esterno destro firma lo storico 2-1 per l’Empoli nel derby. E’ la prima vittoria di sempre contro i viola, l’unica ancora oggi al Franchi. E’ storia, e sopra c’è la sua firma: Giovanni Martusciello. Uomo umile e modesto, attaccante che ha viaggiato tanto e poi a fine carriera è tornato ad Empoli per sposarne ideali e tradizione.

Non ha mai segnato valanghe di gol, ma dove è andato si è fatto voler bene. Lasciò la sua Ischia nel 1995, un affare concluso in estate direttamente dal presidente Corsi. Era in vacanza nell’isola dove Martusciello era nato e cresciuto, vide questo attaccante non male nella squadra del paese. Gli fu suggerito di prenderlo, lui chiamò il suo direttore sportivo e gli comunicò l’acquisto. Senza esitare, senza trattative. Quell’attaccante non più giovanissimo ma dai piedi buoni lo aveva conquistato. Tornò da Ischi con Martusciello per l’Empoli, come da una vacanza si può tornare con un ricordo, non poteva sapere (ancora) che avrebbe rappresentato presto un pezzo di storia del suo Empoli. Non sono soltanto i 4 anni dalla C alla A con l’Empoli, le presenze o i gol a pesare, è soprattutto tutto ciò che Martusciello ha rappresentato per la città. Da calciatore e da uomo. E infatti la sua storia non è terminata quattro anni (e “appena” 12 gol) dopo quell’estate del ’95. Non sono bastati i prestiti al Genoa o al Palermo o le cessioni al Cittadella, al Catania, alla Samb, alla Lucchese o al Pontedera. Il giro d’Italia di Martusciello lo ha riportato lì, al Castellani. Nella sua Empoli e dal suo Empoli, perché il legame ormai era troppo forte per rompersi per sempre. Via alla carriera da allenatore in azzurro, una scalata vera e propria: vice in Primavera, collaboratore tecnico e poi ancora vice anche in prima squadra. Un uomo ombra, un legame fondamentale tra spogliatoio e staff, tra squadra, società e città. Sarri prima, Giampaolo poi. Lui dietro le quinte studiava e ci metteva del suo, tant’è che l’allenatore del Napoli fece di tutto per portarlo al San Paolo. Senza riuscirci.

Martusciello, allievo in campo ed in panchina di Spalletti, ex centrocampista diventato poi attaccante esterno a tutto campo, aveva ed ha le sue idee di calcio, ma soprattutto un equilibrio mentale e tattico che nella sua vita, prima che in panchina, gli hanno sempre sempre permesso di fare da collante, da garanzia di continuità e tranquillità. Forse anche per questo il presidente Corsi stravede per lui e decise, quasi in solitaria e contro tutto e tutti, di affidargli la panchina dell’Empoli dopo l’addio di Giampaolo. Per lui, nella sua testa di uomo di calcio, Martusciello era ed è “fondamentale” per dare continuità alla squadra dopo gli anni d’oro di Sarri. Cuscinetto imprescindibile, lavoratore metodico e continuo, instancabile ricercatore della perfezione e dei dettagli: Corsi gli ha consegnato le chiavi dell’Empoli come si fa ad un figlio. Quest’uomo del mare che tutta Empoli e tutto l’Empoli ama ha messo a rischio il proprio rapporto con la città per fare il salto più grande della sua vita. Ancora una volta Corsi lo ha scelto, come in quell’estate del ’95. Forse anche pensando a partite come quella di domenica, perché il derby speciale e Martusciello lo sa. Fino a pochi mesi fa non avrebbe mai pensato di fare l’allenatore, adesso però l’orizzonte è cambiato. “Dall’Inferno al grande calcio” disse di se stesso, e allora Giovanni Martusciello adesso è pronto per rimandare, di nuovo, l’Empoli di Paradiso.

Fonte: SkySport

Commenti