Simeone, pescatore di gol che fa sognare il Genoa

Giovanni Simeone festeggia il gol alla Juventus (getty)

Non chiamatelo figlio di papà. Perché ‘Gio’ è ‘Gio’. Argentino – ma nato a Madrid – giovane, sognatore. Se non avesse fatto il calciatore probabilmente avrebbe tentato la strada del pescatore, una sua grande passione. Invece è attaccante puro e vero, il classico ‘9’ che vive per il gol, mica come il padre, lottatore di centrocampo, oggi grande allenatore. Il tatuaggio distintivo del ‘Cholito’ è il simbolico della Champions che porta sul polso sinistro. Gusti culinari? Da quando è arrivato in Italia, una scintilla è scoccata: ama il pesto alla follia, anche se tanta tanta pasta non fa certo bene. Simeone di cognome ma non solo, certo, perché da papà ha preso anche il carattere: è un tipo che non molla mai. Mai. Il primo dei due gol infilati alla Juventus è il più bel ritratto che ci possa essere: e uno, niente, para Buffon. Ma alla seconda è entrata, di rabbia, di cattiveria, di fame. E dopo averla scaraventata alle spalle di Buffon non ci ha capito più nulla, Gio: braccia al cielo e corpo che si lascia andare, in trans, preso dall’amore del suo pubblico rossoblù. Ma non chiamatelo figlio di papà perché ‘Gio’ è arrivato fin qui – in Europa, in Serie A – esclusivamente per meriti sportivi, per le sue qualità da golden boy, in particolare il fiuto, dentro l’area. Il ragazzo lo sta dimostrando, sul campo, con fatti e gol: e dopo la doppietta alla Juventus alla 14.a giornata, sono già quattro in questo avvio di stagione, la sua prima lontano dall’Argentina. Il suo primo sigillo fu al Pescara, il 25 settembre, proprio a quel Pescara che in estate lo ha cercato con insistenza e che sembrava quasi averlo preso: era tutto fatto, mancava solo l’ultimo ok del ragazzo, che però non arrivò. Arrivò invece la chiamata del Genoa di Preziosi, arrivarono i messaggini dell’amico Burdisso, arrivò l’ok della zia: “Gio, vai”. Detto, fatto. Un ‘Cholito’ rossoblù nel (cog)nome del padre ma con specialità tutte sue, soprattutto davanti alla porta: la doppietta realizzata alla Juventus campione d’Italia non la scorderà mai. Di padre in figlio: l’ultima rete di un casa Simeone (Diego Pablo) ai bianconeri – importantissima – è datata aprile 2000: Juventus-Lazio. Ma Gio è Gio. Ad oggi un gol ogni 162 minuti. Pescatore di sogni. Che giornata dopo giornata, con lavoro, impegno e dedizione, stanno diventando bellissime realtà.

“Nazionale argentina? Sono pronto” – Così l’attaccante del Genoa ai microfoni di Sky Sport: “Prima di ogni partita io e mio papà ci chiamiamo e parliamo di calcio. Tre giorni fa mi aveva detto che aveva segnato alla Juventus, quando vestiva la maglia della Lazio. E che fosse nel sangue dei Simeone segnare alla Juventus… . Pavoletti? Ho tanto da imparare da lui. Durante tutta questa settimana ci siamo confrontati molto, tanto. Mi ha dato tanti consigli. Lo ringrazio. Sono tanto contento per questo momento. Una chiamata in Nazionale argentina? Io devo essere pronto a sfruttare le mie opportunità. Nazionale? Sono pronto a tutto. Sono pronto”.
 

Fonte: SkySport

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