Marco Giampaolo (lapresse) GENOVA – Giampaolo, la Lazio ha interrotto la vostra serie positiva che durava da cinque partite. Ora sfidate il Chievo a Verona. Quanta voglia c’è di ripartire?
“Tanta, ma soprattutto c’è la voglia di capire chi siamo e cosa vogliamo. Contro la Lazio abbiamo giocato al di sotto delle nostre potenzialità, la squadra mi è piaciuta solo nella ripresa. Abbiamo perso contro una squadra forte, a cui però non puoi regalare il primo tempo e tantomeno puoi permetterti di concederle due gol su un piatto d’argento. Le reti al passivo sono arrivate su rimesse laterali a loro favore. Con la nostra difesa piazzata. Inammissibile”.
A caldo però non era stato così critico nei confronti dei suoi giocatori.
“Avevo preferito sottolineare la reazione, il fatto che non eravamo mai usciti dalla partita, nonostante il doppio passivo. Non ho visto però buoni segnali e non mi riferisco solo all’atteggiamento in campo, ma anche a quello durante la settimana. Con i ragazzi sono stato chiaro: non voglio cali di tensione, rilassatezza. Se molliamo la presa, diventiamo una squadra qualunque e non possiamo permettercelo. Mi auguro che abbiamo capito. Il Chievo ce lo dirà”.
Sembra un rimprovero forte.
“Chiamiamolo un monito. Prevenire è sempre meglio che curare. Perché io so per esperienza che se stacchi la spina, poi riattaccarla è molto difficile. Noi siamo in una posizione di classifica molto strana, al sicuro da pericoli di retrocessione e abbastanza lontani dalla zona europea. Non vorrei che questo ci spingesse a vivacchiare. Sul campo o si vive o si muore, sportivamente parlando. A me non piace sopravvivere. Vuole un esempio sul mare, per rendere meglio il concetto?”
Prego.
“Noi diamo il massimo se il mare è agitato e bisogna lottare fra le onde. Il mare calmo non mi piace, si è portati alla stagnazione. Non la voglio. Preferisco sempre pensare che ci sia da combattere per qualcosa, piuttosto la salvezza, se proprio non siamo maturi a sufficienza per puntare all’Europa. Come allenatore io devo dare dei segnali, ripristinare una forte concorrenza, anche in vista del mercato che sta per arrivare. Tutti devono sentirsi in discussione e offrire il massimo. In modo che io possa capire chi ha ancora stimoli, chi si sente parte del progetto e chi invece ti fa capire che preferirebbe andare via, o perché gioca poco, o perché nutre altre ambizioni”.
Resta il fatto che alla Sampdoria attuale è difficile dare un obiettivo concreto.
“Non è vero. I tifosi non possono vedere una squadra che non è né carne e né pesce. Noi con loro siamo in debito, perché se abbiamo una classifica tranquilla, lo dobbiamo soprattutto al nostro stadio, a Marassi, alla spinta che ci dà la nostra gente. I numeri non mentono: su 22 punti, sedici li abbiamo fatti in casa e solo sei fuori, e se questo è avvenuto, un motivo ci sarà. La parte sinistra della classifica è un traguardo possibile e va raggiunto. C’è anche la rivalità con il Genoa, anche se forse si sentirà più a primavera e non adesso, quando ci sarà la volata finale. E comunque, avendo una squadra giovane, io come allenatore devo pensare ad una crescita costante del gruppo, che non è obiettivo da poco. Perseguibile però solo se c’è adrenalina, alta tensione. Il vento che ti spinge al largo e ti costringe a sudare per tenere a bada le vele e guidare la barca, non la stagnazione”.
Tutto questo per dire che farà tanti cambiamenti in formazione a Verona?
“Qualcuno ci sarà, ho bisogno di forze fresche, nuove energie mentali. Premesso questo, ammetto di sentirmi in alto mare nelle scelte. Perché ho diversi giocatori non al meglio e che solo nell’ultimo allenamento hanno lavorato in gruppo”.
Proviamo ad aiutare: Schick o Quagliarella?
“Fabio sta bene, quattro giorni dopo però c’è l’Udinese. Potrei dare una chance a Schick. Per certo, se gioca lui, restano fuori Quagliarella o Muriel”.
Fernandes o Alvarez?
“Bruno Fernandes ha lavorato poco in settimana, ma ora ha recuperato. Sto pensando, il Chievo è una squadra arcigna, ho bisogno di fisicità. Anche Torreira non è al meglio, ma fatico a rinunciarci. Il vero problema però è la difesa”.
In che senso?
“Silvestre non sta bene, nell’ultimo allenamento non si è allenato. Sala è guarito, ma è in grado di reggere 90 minuti? Forse sarebbe meglio puntare su Pereira. E Regini? Se lo sposto al centro, chi metto a sinistra? Ho tanti dubbi, in ogni zona del campo, questa volta sono costretto a decidere tutto proprio all’ultimo. Sperando di non sbagliare”. sampdoria
- Protagonisti:
- marco giampaolo
Fonte: Repubblica
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