Lazio, è Milinkocrazia. E ora arriva la Juve…

Sergej Milinkovic-Savic, centrocampista della Lazio (Getty)

Chissà dove ha imparato a saltare così in alto. Anzi, dietrofront. Piuttosto “come”. Perché il “dove” è abbastanza chiaro: Lleida, Catalogna. E il “come” lo scopriamo subito: papà calciatore, mamma giocatrice di basket. Lui, Sergej, indeciso tra due sport: palla a spicchi o palla di cuoio? “In tutte le attività era testa di serie numero uno” dicono i suoi ex allenatori. Più in alto di tutti, volando a canestro. Ma alla fine “sceglie il calcio perché è molto più bravo…”. E oggi, da centrocampista moderno, nelle sue corde ritrova lo stacco. Imperioso e travolgente. Visto il gol di testa con l’Atalanta? Roba che per arrivare fin lassù devi prendere una scala.

Milinkocrazia. E la Juve… – Calciatore unico, Milinkovic-Savic. Stagione ad alti livelli e maturazione raggiunta: “Giocatore completo”. Parola di Inzaghi e della società, pronta a blindarlo. Contratto fino al 2020 e rumors del mercato sempre vigili. Domenica, alle 12.30, la sfida con la Juve capolista, un club che a giugno lo prenderebbe volentieri. Tutto smentito però, sia dal serbo che dal suo entourage, con Mateja Kezman in prima linea: “Sono tutte speculazioni, vuole la Champions con la Lazio”. Obiettivo primario, anche se la Juve resta un bello scoglio. Nessuna paura per Savic, l’uomo dal doppio cognome: “In Spagna funziona così”. Una legge. E da quest’anno è lui a dettarla: chiamasi Milinkocrazia. Ergo: il governo di Milinkovic. Nel senso che in mezzo comanda il serbo. Semplice ed efficace, proprio come lui.

Romanzo di mercato – Classe ’95, arrivato alla Lazio nel 2015 dopo una trattativa thrilling con la Fiorentina. Talmente surreale che Agatha Christie ci avrebbe costruito un bel romanzo. E abbiamo pure il titolo: “Le porte di Firenze”. Non più di Damasco, perché Savic entra nella sede viola e inizia a piangere. Misteri. Forse perché era già d’accordo con la Lazio, forse per le pressioni della fidanzata. Un giallo di mercato che non sapremo mai.  Da Firenze a Roma, con volo Alitalia: cinque anni di contratto e 10 milioni al Genk. Affare fatto. E libro chiuso. 

Numeri impressionanti – Titolare fisso con Inzaghi: 18 presenze, 4 reti e 4 assist. Protagonista assoluto, parola ai numeri. E ai record: contro l’Atalanta Milinkovic ha percorso 13.128km vincendo 12 duelli aerei, stabilendo così il primato della Lazio degli ultimi tre anni. E ancora, un talismano. Perché ogni volta che ha segnato la squadra ha sempre vinto, idem per il discorso assist. Quando gioca bene, ecco i tre punti. Altro passo rispetto all’anno scorso. Insostituibile ora, tant’è che gioca in vari ruoli: mezz’ala, trequartista, in mezzo, esterno. Un giocatore duttile, per certi versi anche unico. Un breve recap: alto, ma tecnico. Nello stretto se la gioca da campione e spesso dribbla. Imposta e difende, roccioso. Nei piazzati fa la torre e segna pure, come accaduto contro l’Atalanta. Imprescindibile. Ecco sì, forse la parola giusta per descrivere Milinkovic-Savic, uno che da piccolo “si nascondeva dietro agli alberi per correre di meno”. Che “aveva poca personalità”. Miglioramenti tangibili. Col tempo, con gli anni, con Pioli prima e Inzaghi poi. Con l’oro al Mondiale U20. Con il “potere”. E una Milinkocrazia tutta sua. 

Fonte: SkySport

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