Ronaldo, i vizi, le magie: la Samp si gode Muriel

Luis Muriel festeggia il gol decisivo durante Milan-Sampdoria (Getty)

La povertà in Colombia, un paragone un po’ ingombrante e la costante attesa dell’esplosione definitiva. “Non è continuo”, dicono; Giampaolo crede in lui e l’attaccante lo ripaga con doppi passi, accelerazioni e gol pesanti – come quelli decisivi contro Roma e Milan

Piedi magici, talento chiaro come il sole da cui tutti si attendono l’esplosione definitiva. Intanto, anche contro il Milan a San Siro, Luis Muriel si è preso la scena. Non solo per il gol che ha deciso il match e consegnato i tre punti ai suoi; anche per quel lavoro di corsa e sacrificio che Giampaolo gli chiede. E lui non si tira indietro. Il colombiano è tornato a segnare con continuità e con lui tutto il reparto offensivo blucerchiato ha ritrovato reti e punti. Dopo quella contro la Roma, la formazione genovese ha portato a casa un altro successo prestigioso, grazie a Muriel ma non solo: “Ho un compagno di reparto bravissimo come Quagliarella – ha detto il colombiano nel post gara – lui mi ha detto di tirare il rigore e per questo lo ringrazio. Sta raccogliendo meno di quello che merita in questo momento”.

L’intesa con Quagliarella e Giampaolo –
Fabio e Luis, una coppia che funziona e che già nella rimonta contro il Sassuolo aveva fatto vedere che cosa poteva fare. Anche grazie a questa intesa il colombiano ha già totalizzato 8 assist e 10 gol in questa stagione, gli ultimi due pesantissimi. Merito anche del lavoro di Marco Giampaolo; il feeling tra allenatore e giocatore è subito scattato: “Ho visto pochi mister così, ha un modo molto suo di gestire il gruppo, di spiegare le cose e di ottenere le risposte che cerca”. Da Muriel, Giampaolo cercava quella continuità che in passato forse era un po’ mancata; il giocatore ha risposto presente e ha dimostrato che questo può finalmente essere l’anno della sua definitiva esplosione.

Il paragone col Fenomeno – Da sette anni in Italia, sorriso da buono e anima più sudamericana che mai; il debutto in Serie A con la maglia del Lecce in prestito dall’Udinese e subito le voci che iniziano a girare: “Somiglia tanto a Ronaldo…”. Per come si muove Luis, il Fenomeno lo ricorda davvero – anche un po’ nell’espressione per dirla tutta. Movenze che incantano, doppi passi e accelerazioni, gol difficili anche solo da pensare. Muriel stupisce, la piazza giallorossa si aspetta tanto da lui e se lo gode finché può perché sa che uno così è destinato a finire in una grande. In Puglia il colombiano fa coppia fissa con Cuadrado; anni dopo il compagno David Di Michele racconterà che i due “organizzavano delle feste a casa loro, erano sempre allegri e coinvolgevano tutti: in campo come nella vita i sudamericani vivono di felicità ma io rimproveravo spesso Luis perché non partecipava alla manovra ed era discontinuo”.

“Mangia troppe merendine”
– Qualità e difetti che ritornano anche a Udine; la società bianconera punta forte su di lui. Qualche infortunio di troppo, prestazioni da otto in pagella e altre (troppe) insufficienti. E così si inizia a parlare anche dei suoi vizi e della sua vita sregolata: “Non diventerà mai un campione perché è troppo grasso, mangia troppe merendine”. Anche Guidolin, allora suo allenatore, gli parla apertamente di questo suo vizio e gli fa capire che per arrivare al top serve più sacrificio. Oltre a quella di gol, Muriel ha conosciuto la fame – quella vera – da piccolo in Colombia. Il papà faceva il tassista e non riusciva a garantire molto alla famiglia. Allora Luis vendeva per strada i tagliandi della lotteria del paese o le focacce di sua nonna, così da riuscire a comprarsi almeno il biglietto per andare ad allenarsi. Voleva divertirsi (ma con responsabilità), osservava Ronaldo e sognava di diventare qualcuno per aiutare tutta la sua famiglia.


Un trasferimento difficile –
“Io grasso? È un luogo comune che è nato ad Udine ma io non bevo e non fumo, faccio una vita regolare ma ho la tendenza a prendere peso. Nessun vizio, però, l’unico è la pesca con mio padre sugli scogli di Pieve Ligure”. Tutto qui, parola di Muriel. Alla fine con la società della famiglia Pozzo il rapporto finisce ma il passaggio da Udine a Genova non è semplice: “Ricordo quando sono arrivato a Nervi e sono stato dieci giorni chiuso in un hotel – ha raccontato il colombiano in un’intervista alla Gazzetta dello Sport – ero infortunato, Samp e Udinese dovevano ancora accordarsi sul prezzo e io intanto facevo fisioterapia, telefonavo, aspettavo e soprattutto mi disperavo. Ferrero mi tranquillizzava, a lui devo molto”. Alla fine tutto va per il verso giusto e la sua storia ricomincia, sempre in bilico tra giocate da fenomeno e consapevolezza di poter fare di più. La prima stagione si chiude con 35 presenze, 7 reti e 7 assist. L’annata attuale registra numeri già migliori, nonostante un periodo di appannamento coinciso con quello di tutta la squadra blucerchiata.

Altalena Samp – Dopo la rete di novembre al Sassuolo il colombiano è rimasto a secco per oltre due mesi, fino al gol contro la Roma e alla vittoria ritrovata. Poi il rigore col Milan; anche Luis è tornato a sorridere: “Sono contento perché in questi mesi le prestazioni c’erano ma mancava il risultato. Ora vogliamo fare più punti possibili”. L’obiettivo di squadra è fissato, con un attaccante così Giampaolo può davvero puntare in alto. Questo è l’anno giusto, parola di Muriel: “Basta illusioni. Non so cosa e quando mi è scattato in testa, però alla fine mi sono detto: ‘Se fallisci, se l’aspettano tutti: stavolta stupiscili. Non con una giocata nuova: ma con una testa nuova’”. E’ scattata la scintilla. Corre, segna e sogna. Così come, Giampaolo che lo spinge a dare sempre il massimo. Sempre di più, fino a quando la benzina finisce. “Lo cambio spesso ma lui non si arrabbia come Bacca, è un calciatore che ha grande accelerazione perciò bisogno di tempo per recuperare”. Anche a San Siro l’allenatore lo ha tolto e lui ha finalmente potuto riprendere fiato. Si è seduto in panchina e ha sorriso, felice di aver stupito ancora.

Fonte: SkySport

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