Dai pantaloni di Van Gaal ai pugni di Delio Rossi: quante storie tese tra tecnici e giocatori

Dai pantaloni di Van Gaal ai pugni di Delio Rossi: quante storie tese tra tecnici e giocatoriAllegri e Bonucci (agf) ROMA – Il buddista Roberto Baggio, celebrato in questi giorni per i suoi 50 anni, era pacifista fino a un certo punto. Per quanto tutti ricordino i suoi scontri con Sacchi e sopratutto con Lippi all’Inter (“Vieri, Panucci, che c…o fate?, applaudite il sig. Baggio per un lancio? Pensate di essere a teatro?”) , un giorno telefonò al presidente del Bologna Cipollini e gli disse: “Guardi che in panchina ci deve andare Ulivieri e non io”. E all’allenatore che lo aveva spedito a tradimento in panchina disse proprio di tutto, prima al tavolo da pranzo e poi in un’altra stanza. Poi ancora Baggio prese e se ne andò dal ritiro. Cioè peggio, molto peggio di quanto è accaduto a Porto tra la Juve, Allegri e Bonucci. Avere a che fare con i calciatori non è facile. Li devi blandire, coccolare, accarezzare, esaltare, spesso frustare e farti odiare. Per un po’ puoi abbozzare, poi devi reagire. Oppure fare il sergente di ferro, non avere rapporti, fare l’antipatico e l’insopportabile per scelta, sparare ordini a raffica, guardare tutti dall’alto in basso.

Van Gaal si abbassa i pantaloni
Luis Van Gaal ad esempio è uno di questi, un sergente di ferro. In quasi tutti i club dove è andato ha avuto pessimi rapporti con i campioni, li considera semplicemente delle tessere di un puzzle. Luca Toni al Bayern ruppe completamente con lui e ha raccontato che una volta, Van Gaal, per dimostrare che… aveva le palle, si è messo in mezzo allo spogliatoi e si è calato i pantaloni. Visto?

Eugenio Bersellini invece si è meritato il soprannome di “sergente di ferro” perché faceva correre gli interisti nella “vasca del fango” (un campo in terra sempre allagato) da dove Beccalossi & C. lo mandavano spesso a quel paese. E sarebbe impossibile citare a ritroso anche solo i casi principali fino al vaffa di Chinaglia a Valcareggi ai Mondiali del 74.

Ma nel calcio di oggi, con i calciatori che sono sempre più delle star, spesso in trance agonistica ed esaltati all’eccesso – vedi Bonucci appunto -, non è facile comandare un gruppo del genere. Invece è facile, facilissimo arrivare allo scontro. Roberto Mancini, ai tempi del Manchester City, a un certo punto con Balotelli perse la pazienza e lo strattonò e lo scosse prendendolo per il fratino. Con Tevez le cose non è che andassero tanto meglio, i due si odiavano e l’argentino dovette andarsene. E Mancini non è certo dei più tosti, essendo stato uno dei migliori “piedi buoni” in Italia. Al limite ti brucia con lo sguardo per un stop troppo lungo.

Ventura, Pellé e la mancata stretta di mano
Massimiliano Allegri che già dopo la finale di Supercoppa persa col Milan era esploso “Io li prendo tutti a calci nel sedere!”, dopo tre anni di Juve si è ritrovato sull’orlo dell’ammutinamento, pur non essendo affatto uno che ti frusta o ti fa fare tre giri della chiglia sottacqua. Tanto è vero che su Lichsteiner e Dybala aveva sorvolato. Ma sulla mancata stretta di mano al ct Ventura, Graziano Pellé si è giocato la nazionale. Perché non si può passare sopra a un gesto di maleducazione tanto evidente e clamoroso, inquadrato in diretta dalla TV. La TV cambia i rapporti, amplifica la dimensione dei fatti, impedisce che certe storie possano essere soffocate e gestite lavando i panni sporchi in famiglia. Anzi ci vuole una reazione pubblica.

Mourinho, Casillas e la TV che ti spia
Perché la TV si intrufola, entra dappertutto. José Mourinho ad esempio era convinto che Iker Casillas, fidanzato della bellissima telecronista spagnola Sara Carbonero, spifferasse all’esterno le cose segrete dello spogliatoio del Real Madrid. E proprio questo fu l’elemento scatenante di un rapporto pessimo tra Mourinho e tutti i giocatori del Real. Gli spagnoli (Casillas, Ramos etc) erano convinti che Mourinho facesse comunella solo con i portoghesi (Cristiano Ronaldo, Pepe, Carvalho), e andarono in delegazione fino da Florentino Perez per lamentarsene e farlo cacciare. Casillas accusava Mourinho di non dire le cose in faccia e Ramos fu addirittura più feroce: “Tu non hai mai giocato a calcio, non puoi capire”. Insomma il caos fino a quando Casillas se ne è andato al Porto e Mourinho ha lasciato Madrid.

Il Bounty della Francia di Domenech e del Napoli di Bianchi 
Il premio “Ammutimento del Bounty” non può che andare ovviamente alla Francia di Domenech ai Mondiali in Sudafrica, con Anelka che prese a parolacce il ct, Evra che guidò la rivolta col rifiuto di allenarsi e Ribery che se ne venne fuori con un clamoroso: “E’ ufficiale siamo scoppiati”.  Mai visto, impossibile fare peggio, uno scandalo mondiale. 

Ma non fu male nemmeno il caos nel Napoli di Maradona e Ottavio Bianchi – che cominciava ad averne abbastanza dei comportamenti del numero 10, senza contare che aveva cominciato a far fuori un po’ di giocatori del gruppo storico – l’anno dopo lo scudetto. Nel maggio ’88 Garella in accappatoio venne fuori dallo spogliatoio con un foglietto comunicato che è entrato nella storia: “Premesso che siamo professionisti seri e che nessuno questo può negarlo, a seguito della situazione che si è venuta a creare, noi riteniamo giusto chiarire la nostra posizione. La squadra è sempre stata unita e l’unico problema è il rapporto mai esistito con l’ allenatore, soprattutto nei momenti in cui la squadra ne aveva bisogno…” Una bella famiglia, molto unita.

Sacchi, Van Basten e il “campionario” di Cassano
Il calcio è pieno di allenatori  che siedono su una polveriera di veleni, acredine, rabbia, risentimenti. Un mix altamente tossico a volte impossibile da governare. Arrigo Sacchi guidava il Milan con le sue regole ferree, disciplinari e tecniche, tanto da rompere i rapporti con Van Basten, che chiedeva un trattamento speciale e personalizzato. E infatti anche lì fu separazione. Capello alla Roma era intransigente rispetto ai tecnici precedenti, fu mandato a quel paese da Montella in campo, litigò con Panucci, ebbe pessimi rapporti con Totti, riuscì a domare per qualche tempo Cassano, ma in un’intervista ad AS confessò che “arrivammo anche alle mani”. Per poi averci a che fare comunque anche ai tempi del Real, dove lo scostumato lo prendeva in giro facenfogli le imitazioni. Antonio Cassano ha litigato con tutto il mondo: ai tempi dell’Inter una volta Stankovic e Cordoba dovettero intervenire per separare lui e Stramaccioni. Bei caratterini.

Benitez e le foto di Materazzi, il metodo hairdryer di Ferguson
Le squadre di calcio hanno equilibri delicatissimi, hanno bisogno di sedute collettive dallo psicologo. Rafa Benitez da poco arrivato all’Inter fece strappare le foto di Lippi e di Mourinho appese sull’armadietto di Materazzi. Il campione mondiale non glielo ha mai perdonato e glielo disse a muso duro. Alex Ferguson è entrato nella storia col trattamento “hairdryer” (asciugacapelli) per urlare le peggiori frasi in faccia ai giocatori del Manchester United. E per aver tirato perfino uno scarpino in fronte a Beckham. Duro e tostissimo proprio come il totem di legno che era.

Conte vs Diego Costa, la ribellione del Palermo a Ballardini
Certe cose ormai accadono sempre più spesso, proprio perché il calcio ti porta su e poi ti sbatte giù, ti stressa, ti riduce a pezzi, perché tutti hanno un orgoglio e un protagonismo smisurato. E’ noto ai tempi del Barcellona, il rapporto pessimo di Josep Guardiola con Ibrahimovic che gli urlò “Non hai le palle, non vali un c…o rispetto a Mourinho”. Ma l’attuale allenatore del City, dopo aver introdotto un regolamento restrittissimo in cui vieta anche la pizza e il sesso dopo mezzanotte, si è scontrato duramente anche con Touré per alcune frasi del procuratore: “O chiede scusa o non gioca”. Chiaro?

Lo scorso anno il Palermo si ammutinò contro Ballardini, poi licenziato e poi ripreso da Zamparini, e il portiere Sorrentino addirittura si permise di dire in tv: “Abbiamo vinto senza di lui”. Più altri stracci in faccia. Brozovic nell’Inter è stato messo fuori rosa da De Boer per problemi disciplinari. Conte e Diego Costa si detestano e hanno avuto litigi furiosi prima di volare in testa alla Premier. Keita, dopo aver saltato il ritiro estivo, è stato messo fuori rosa da Inzaghi e dalla Lazio. Spalletti e Totti fanno vita da separati in casa e la situazione è oggettivamente esplosiva: a giugno Totti potrebbe smettere e Spalletti andarsene. Fratelli coltelli.

I cazzotti di Delio Rossi a Ljajic
Tutto sommato il caso Allegri-Bonucci rientra in una media perfino accettabile, un vaffa non ha mai ucciso nessuno, anche se può causare la clamorosa esclusione di Porto. Poco male. Sempre meglio, tutto sommato, della gragnola di cazzotti che Delio Rossi rifilò a Ljajic cinque anni fa dopo una sostituzione con la Fiorentina. “Mi ha dato dello stronzo e non ci ho visto più”. Ljajic è rimasto un giocatore etereo, fragile, inconsistente e montato. Delio Rossi dopo aver perso inevitabilmente il posto, ne è rimasto marchiato a vita e non è mai psicologicamente uscito dalle conseguenze di quel gesto folle e violento.

serie A

juventus
Protagonisti:
massimiliano allegri
Leonardo Bonucci

Fonte: Repubblica

Commenti

Questo articolo è stato letto 375 volte