Grenier, Rog e Banega: la rivincita dei gregari

ROMA – Eccoli, i colpi di marzo. Il copione della Serie A ha scovato un ruolo anche per loro.c Banega, Rog, Grenier. Benzina super nel motore di Inter, Napoli, Roma. I primi due in verità erano attesi prima in scena. E invece finiti a gennaio nelle liste d’epurazione dei fantacalcisti, per liberare una casella per gli – eventuali – assi in arrivo dal mercato.

Altro che asso, invece, il francese della Roma. Sino a ieri sera era l’oggetto del mistero della prima fetta del 2017 giallorosso (cercato mesi prima da Torino e Milan). Spalletti cercava pedine per far rifiatare i titolarissimi nelle sfide ravvicinate. Ma per Grenier solo retrovie, senza minuti di rodaggio, nonostante il surplus di lavoro per De Rossi, Strootman, Nainggolan. Tra i dubbi, diffusi nell’etere romano, se potesse davvero essere utile alla causa, panchinaro anche al Lione dei talenti da diversi milioni di euro. Poi, l’inattesa maglia da titolare a Palermo, poche ore dopo lo sfogo del presidente Pallotta sul mercato romanista non proprio riuscito. Assist per la rete di El Shaarawy, altre assistenze gratuite per i compagni, un destro autorevole, un feeling quasi immediato con Paredes nella mediana a due giallorossa. Forse i ritmi sono da rivedere, sinora il francese aveva fatto da coreografia in un mese e mezzo. Ma è stato di sicuro la novità della 27esima giornata, la vera notizia per il tecnico toscano nella trasferta siciliana, assieme al successo che tiene il Napoli a due punti di distanza. E ora invece possibile carta vincente per il centrocampo. Insomma, promosso, certo, in attesa di nuovi esami.
 
Invece Banega è al secondo segnale, quattro gol e svariati assist tra Cagliari e Atalanta. Una metamorfosi totale. L’argentino era quasi ai margini con Pioli, dopo esser stato indicato a inizio stagione nella gestione Mancini come baricentro della rinascita interista, dopo successi da protagonista al Siviglia. Nei primi mesi da nerazzurro anche qualche squillo di talento, specie contro le romane (contro la Roma gol all’andata, all’Olimpico, a San Siro contro la Lazio, a dicembre) ma poca continuità e reciproca comprensione con la Serie A, spesso indigesta ai funamboli senza ruoli definiti come lui. Un po’ trequartista, mezzala senza in cambio di passo e poco svelto a dar via la sfera per districarsi da centrocampista basso in mediana. Nei primi giorni di gennaio era anche maturata nel club l’idea di cederlo, avrebbe potuto rappresentare una plusvalenza, un assegno circolare arrivato a costo zero in estate e da spedire in Cina per 25-30 milioni di euro. Pioli aveva trovato la definizione del cerchio con Gagliardini e Kondogbia, le ali Candreva-Perisic e Joao Mario sulla trequarti, alle spalle di Icardi. Per El Tanguito, panchine. Sino al cambio di marcia, dalla seconda alla quinta in un pacchetto di minuti. Ora sul suo score stagionale, sei reti e altrettanti assist. Ed è Joao Mario ad accomodarsi in panchina. Con la benedizione laica di Luisito Suarez, eminenza di fede nerazzurra, secondo cui uno come Banega non capitava a Milano da tempo. In attesa del terzo indizio per formare la prova dall’argentino, domenica con il Toro.
 
Marko Rog è stato invece il candelotto di dinamite che ha innescato la – poco – sottile guerra fredda tra De Laurentiis e Sarri. Il primo, a mezzo stampa, più volte aveva sollecitato la presenza in campo del croato, per valorizzare un capitale da quasi 16 milioni di euro (per lui c’è già la clausola rescissoria da 55 milioni), girati alla fine del mercato estivo alla Dinamo Zagabria. Mentre il tecnico toscano ha preferito procedere con il suo graduale processo d’inserimento in maglia azzurra, che prevede tempi medio-lunghi per i non iniziati al suo spartito, dentro solo quando sono pronti, fisicamente, tatticamente, pezzi nello scacchiere azzurro che non consente deroghe per chi si muove tra difesa e mediana: movimenti mandati a memoria, calcio a due tocchi, nessuna predisposizione al flirt prolungato con la palla. Ha giocato poco, pochissimo, Rog, sostituto di Modric nella nazionale croata in una partita a Euro 2016. Poi, come Banega, copione riscritto in due-tre settimane. Quattro partite in fila da titolare, miglior napoletano nella tormentata semifinale d’andata di Coppa Italia a Torino contro la Juventus, ancora meglio nel successo azzurro contro la Roma. E un demone nei 50 minuti da sogno del Napoli contro il Real Madrid in Champions League, con pressing e ripartenze indigesti per Modric, Casemiro, Kroos. Anche con il Crotone, ieri pomeriggio al San Paolo, la conferma di un talento che con margini di miglioramento sensibili, per esempio nella gestione dei cartellini gialli. Insomma, le big alle spalle della Juventus hanno nuovi pezzi nel motore per la volata finale. Ma servono ancora chilometri per considerarli affidabili.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fonte: Repubblica

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