Juventus. Allegri e due mesi decisivi: obiettivi triplete e rinnovo

TORINO – “Non sto simpatico a tutti”, dice Allegri con quell’aria un po’ così che mette spesso e che molti scambiano per indifferenza. È strano, in effetti: dovrebbe essere l’allenatore ideale di ogni juventino, o almeno dei più fedeli al motto “vincere è l’unica cosa che conta”, perché in questo senso è un caterpillar, non lascia per strada niente, ramazza qualsiasi traguardo. Il sesto scudetto consecutivo, il terzo con il suo timbro, è poco più di una formalità. Nel frattempo, ha incamerato la terza finale di Coppa Italia (Conte ne centrò una sola, e la perse) e, in totale nonchalance, si sta preparando alla terza doppietta consecutiva (e già la doppia doppietta non s’era mai verificata nella storia del nostro calcio) tenendo sempre in piedi il sogno del triplete, già sfiorato nel 2015. Eppure c’è chi lo critica (compreso De Laurentiis, che mercoledì sera gli ha dato del catenacciaro), chi non lo ama e chi si limita a tollerarlo per la dote di risultati che porta. Molti juventini vivono ancora di nostalgia per il capopopolo Conte, mentre Allegri si limita fare il proprio lavoro infischiandone di dragare consensi: “Ci sono anche quelli che vengono lasciati dalle fidanzate e rimangono nostalgici e io che devo fare? Proprio niente”.

Lui vince a modo suo, badando al sodo. Se la Juve di Napoli non è stata bella né domenica né mercoledì e perché lui non ha messo al centro dell’attenzione queste due partite, considerate in qualche modo una specie di preparazione al Barcellona: ha puntato allo spreco minimo di energie che naturalmente non può corrispondere allo sprigionamento massimo di forza, altrimenti non avrebbe cambiato otto giocatori tra una gara e l’altra. Il meglio è convinto che la Juve lo darà la settimana prossima, quando si metterà sulla strada del triplete, “anche se la cosa più importante, più ancora delle vittorie, è che adesso la Juve è rispettata a livello internazionale”: in effetti è proprio questo il miglior risultato ottenuto da Allegri ed era poi la missione di cui il club lo aveva investito quando lo scelse al posto di Conte, secondo il quale i bianconeri non avrebbero mai sconfinato nell’élite europea “perché non si può andare con dieci euro in un ristorante da cento, e passeranno anni prima che un’italiana farà una finale di Champions”: non la più precisa delle profezie, a dire il vero.

La Juve è ancora lontana economicamente dalle big mondiali (nella classifica del fatturato è solamente decima), ma tecnicamente si colloca ormai tra le prime cinque. È anche per queste ragioni che Allegri resterà pure nella prossima stagione: la sua conferma si avvicina ormai ai criteri della certezza, ma del resto la società non ha mai avuto intenzione di separarsi da lui e lui se ne andrebbe solamente se gli si presentasse un’opportunità di primissimo livello all’estero. Le due che avrebbe potuto avere (Arsenal e Barcellona) sono però già sfumate, perché Wenger sembra orientato a confermare se stesso sulla panchina dei Gunners e in Catalogna punteranno su una soluzione autarchica per l’eredità di Luis Enrique. Ci sono altre situazioni in bilico, ma Allegri è una persona seria, non farà il doppio gioco: entro fine aprile comunicherà ufficialmente alla società le sue intenzioni e quindi chi lo vuole deve farglielo sapere subito, perché da maggio in poi non prenderà in considerazione nessun’altra proposta. Non è il tipo da mollare una squadra nel bel mezzo dell’estate. “Io qui sto bene, la squadra ha grandi potenzialità e la Juventus è una grande società: se ne trovano poche in giro che siano superiori o almeno alla pari”. E Allegri non cambierebbe per fare un passo indietro. Né per soldi.

Con Marotta a Agnelli si vedrà dopo la doppia sfida con il Barcellona, ma i programmi per il futuro sono già stati abbozzati (non impostati, ma abbozzati sì) e Allegri li condivide: questa volta non sono previste cessioni di primo livello – con un’unica possibile deroga riguarderebbe Bonucci, e non per una questione tecnica né economica – mentre il grosso degli investimenti verrà destinato all’acquisto di mezze punte ed esterni, perché l’obiettivo è quello di insistere sul 4-2-3-1 e inserire giocatori più adatti per praticarlo.

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Protagonisti:
massimiliano allegri

Fonte: Repubblica

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