Sampdoria, lombalgia per Palombo

Angelo Palombo, centrocampista della Sampdoria (LaPresse

A due giorni dalla sfida di Torino contro la squadra di Sinica Mihajlovic, la Sampdoria continua a lavorare a Bogliasco per preparare la prossima partita. Quest’oggi, sui campi del Mugnaini i calciatori blucerchiati hanno svolto riscaldamento ed esercitazioni tecnico-tattiche sotto gli occhi di Marco Giampaolo e del suo staff tecnico in vista dell’anticipo di sabato sera all’Olimpico. La seduta odierna non ha coinvolto Edgar Barreto, Angelo Palombo (alle prese con la lombalgia) ed Emiliano Viviano, tutti impegnati in lavori differenziati, ma che ha però accolto i Primavera Ibourahima Balde, Andrea Tessiore e Michal Tomic. Luis Muriel e Jacopo Sala hanno proseguito i rispettivi percorsi riabilitativi. Per la giornata di domani, vigilia del match, è previsto un allenamento al mattino a porte chiuse, al termine del quale l’allenatore si presenterà in conferenza stampa.

Quagliarella si racconta

Quella contro i granata sarà una partita particolare soprattutto per il grande ex Fabio Quagliarella, che sulle pagine del Corriere della Sera ha parlato sia del suo presente alla Samp sia della brutta vicenda che ha condizionato la sua vita privata e quella professionale negli ultimi anni: “Non potere spiegare la verità era devastante. Immagini un po’: da una parte lo stalker, dall’altra una città come Napoli contro… Quando tornavo a Castellammare dovevo camuffarmi. Li capisco, era il cuore che li guidava. Ma mantenere la calma era dura: a volte giocavo solo col corpo, la testa era altrove. È stato come un film, ma purtroppo era realtà. Dopo Samp-Cagliari ho sfogato la rabbia per il tradimento di una persona che non voglio neanche chiamare uomo. Conosco la mia gente: col cuore mi hanno chiamato traditore, col cuore mi hanno riaccolto quando hanno conosciuto la verità. Sognavo di starci per sempre, diventare capitano, vincere… A volte gioco a Sliding Doors e mi rivedo in idoli amati come Hamsik o Insigne”.

Presente e futuro

“Alla Samp sto da favola, ho fatto il capitano e ho tifosi magnifici che hanno capito il senso profondo delle mie dichiarazioni su Napoli. Poi so che a 34 anni è difficile. Ma con la mia gente è come se avessi vinto uno scudetto, e mi basta. Da bambino restavo a giocare 12 ore e lì ho imparato il mio calcio istintivo senza troppi pensieri, perché se pensi troppo rischi di sbagliare, ma anche a rapportarmi con gli altri e a tirar fuori la grinta. Quella scuola mi è servita in questi brutti anni ma anche quando a 13 anni sono andato a Torino per cominciare la mia avventura. Ho segnato meno di quanto avrei potuto, ma poi penso che è meglio essere ricordato per la bellezza dei tuoi gol che per il numero. I gol semplici io non me li ricordo. In futuro mi piacerebbe insegnare calcio ai giovani: dirò loro che anzitutto conta la testa: perdersi nel calcio è un attimo. A volte l’essere umano trova forze che non sa di avere. A me le hanno date la famiglia e la passione per il calcio. E ora posso finalmente vivere una nuova vita”.

Fonte: SkySport

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