Milan, corsa all’Europa e mercato: sarà un maggio decisivo

MILANO – A poco meno di tre settimane dalla presentazione del 14 aprile scorso, i dubbi sul nuovo Milan rimangono in gran parte tali. E la squadra, in campo, non riesce più a mascherare il disagio, come è emerso dall’1-1 di Crotone. La nuova proprietà cinese tace, il curriculum del neopresidente Yonghong Li rimane una richiesta inascoltata e la promessa del ritorno immediato in Europa, per riabituarsi al clima delle coppe, è appesa a troppe variabili. Troppe volte, in queste ultime tre stagioni di esilio dalle coppe, i tifosi hanno ascoltato il ritornello del mese decisivo per il ritorno in Europa. Maggio 2017, però, lo sarà davvero. Un po’ perché nelle restanti quattro giornate di campionato sarà indispensabile mantenere almeno il sesto posto, utile per acciuffare l’Europa League attraverso i preliminari di fine luglio. E un po’ perché è adesso, con le operazioni di mercato preparate in questi giorni, che si costruisce la squadra per entrare nella Champions League edizione 2018-19.

CROTONE-MILAN 1-1: I GOL / LE PAGELLE

SCHERMAGLIE PER DONNARUMMA – Il maggio milanista, in sostanza, nasce con un doppio obiettivo obbligato: da un lato vincere sul campo il maggior numero possibile di partite (tra Roma in casa, Atalanta in trasferta, Bologna in casa e infine Cagliari fuori), dall’altro fabbricare con lungimiranza la rosa del futuro, in grado di arrivare tra le prime quattro del prossimo campionato. Il primo obiettivo si è complicato, dopo la sconfitta a San Siro con l’Empoli e il pareggio a Crotone. Il secondo è appeso alla campagna acquisti, ostacolata dallo scarso fascino del Milan attuale, da troppo tempo orfano dell’Europa e privo dunque dell’antico charme per i campioni. Il braccio di ferro col procuratore Raiola per il rinnovo del contratto di Donnarumma, stella della squadra, simboleggia le difficoltà del momento.    

ADDIO QUARTO POSTO – Ora che la Lazio è scappata quasi definitivamente 8 punti più su grazie al trionfo nel derby romano, per il Milan è diventato quasi impossibile raggiungere il quarto posto, il solo che possa evitare i preliminari di Europa League. Centrare il quinto, che permetterebbe di ridurre l’impatto degli spareggi per l’ingresso nel tabellone principale della coppa minore, è l’unica alternativa gradita, però il cammino regolare dell’Atalanta l’ha resa più difficoltosa. Gli attuali 5 punti di distacco possono essere ridotti soltanto con la vittoria nello scontro diretto del 13 maggio a Bergamo, sullo sfondo della delicata vicenda della trattativa per l’ingaggio dell’atalantino Kessié, pronto a cambiare maglia: dalla nerazzurra alla rossonera. Altrimenti, in caso di pareggio l’Atalanta, che non ha certo avversari inaffrontabili (Udinese e Empoli in trasferta, Chievo in casa), potrebbe rivelarsi imprendibile.

L’OMBRA DI MANCINI – A quel punto al Milan rimarrebbe solo il sesto posto, col corollario dei preliminari di Europa League a fine luglio e della cancellazione della tournée in Cina da 3 milioni di euro. Nessuno sembra davvero smanioso di arrivare sesto in campionato. Ma Inter e Fiorentina, perdendo con Napoli e Palermo, hanno rallentato perfino più del Milan bloccato a Crotone. I 20 milioni potenziali dell’Europa League non rappresentano uno stimolo sufficiente: la sorella minore della Champions si gioca il giovedì e certi sforzi atletici, a ridosso delle partite di campionato, si pagano. In queste condizioni tutto può accadere. L’esito del tentativo di sorpasso dell’Inter sul Milan non è scontato. Le milanesi sono divise dai duelli di mercato e dalla sfida per un piccolo traguardo. La loro mediocrità tecnica non è stata mascherata nemmeno dall’emozionante derby: il 2-2 non era un risultato ingannevole, ma fotografava un equilibrio verso il basso. Montella si è detto soddisfatto del pareggio di Crotone per lo spirito di reazione della squadra in svantaggio. Però è lui il primo a sapere che, senza il minimo del sesto posto, la sua panchina verrà messa in discussione. L’ipotesi più concreta porta a Mancini, che ai tempi dell’Inter maturò eccellenti rapporti con i due nuovi dirigenti milanisti, l’amministratore delegato Fassone e il direttivo sportivo Mirabelli.

DEBOLE CON LE DEBOLI – Montella non ha nascosto il proprio fastidio per le troppe voci di mercato alimentate dai procuratori, nella fase decisiva del campionato. Ma sa bene di non poterle frenare. Il caso Donnarumma è il più vistoso. Non passa giorno senza che il portiere milanista venga accostato a una nuova squadra, italiana e non. Morata, Pellegrini e Kessié, più il genoano Veloso come rincalzo, sono i nomi che circolano di più tra gli acquisti, mentre sembra inevitabile la cessione di Bacca, Niang e De Sciglio, anche per finanziare i costosi acquisti potenziali. Sfumato Kolasinac, bocciato Vangioni e rimandato Calabria, servono terzini affidabili. L’altra esigenza imprescindibile è quella di avere esterni d’attacco alternativi a Suso e Deulofeu, che dovrebbe essere riscattato dal Barcellona. Ma servono principalmente giocatori di forte personalità, dote che fa difetto al Milan attuale, indebolito dalle assenze croniche degli infortunati Bonaventura e Abate e dai temporanei guai fisici di Romagnoli: sostituirli non è semplice. Senza di loro, la squadra si sta rivelando debole contro le deboli: contro le ultime quattro della classe ha raccolto soltanto 5 punti sui 12 potenziali. Anche se il vero problema resta in attacco: con Bacca in calo fino al declassamento a riserva, Lapadula meno impetuoso, Suso e Deulofeu un po’ stanchi, il Milan nelle ultime 3 partite ha segnato 4 gol e 3 li hanno firmati i difensori (Zapata, Romagnoli e Paletta). Anche per questo a Casa Milan pensano che spendere 60 milioni per Morata non sia affatto uno sfizio.

milan ac

serie A
Protagonisti:
vincenzo montella

Fonte: Repubblica

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