Dagli azzurrini ai big di Ventura, un mese per la rivincita

FIRENZE – La maledizione dura ormai da sei anni e mezzo, dal 18 dicembre 2010: Inter-Mazembe 2-0, Mondiale per club, è stata l’ultima vittoria internazionale di una squadra italiana, anche se in verità l’unico italiano in campo ad Abu Dhabi era l’oriundo brasiliano Thiago Motta. Eppure, fallito l’assalto della Juventus alla Coppa dei Campioni, giugno 2017 può essere ancora il mese del rilancio del movimento in crisi di astinenza. La palla sgonfiata a Cardiff passa agli azzurri e agli azzurrini, con tre nuove sfide ambiziose. Rientrare con la Nazionale tra le prime dieci della classifica Fifa, battendo mercoledì a Nizza l’Uruguay, trampolino indispensabile per poi tentare a novembre il balzo tra le teste di serie al sorteggio del Mondiale. Entrare almeno in semifinale al Mondiale Under 20 (superando domani pomeriggio in Corea del Sud lo Zambia, quando in Italia saranno le 10 di mattina), impresa mai riuscita nel torneo che storicamente battezza i fuoriclasse, da Maradona a Romario, da Bebeto a Boban, da Figo a Xavi, da Messi a Pogba. E soprattutto rivincere l’Europeo Under 21, titolo che manca da 13 anni: l’ultima a portarlo a casa fu la generazione di De Rossi, Gilardino, Barzagli, Zaccardo e Amelia, campioni del mondo due anni dopo a Berlino.

JUVENTINI COL MAGONE – Tocca a cinque affranti reduci della notte gallese – Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini e Marchisio – avviare in teoria domani, col loro arrivo a Coverciano, la rincorsa al decimo posto del ranking Fifa, confine non soltanto simbolico. Il vero obiettivo, sullo slancio, è l’ingresso tra le prime sette nazionali al mondo: quelle che, con la Russia paese ospitante, saranno teste di serie al sorteggio dell’1 dicembre al Cremlino. La Nazionale di Prandelli scivolò fuori dalle elette anche per colpa di un’improvvida amichevole con San Marino che non le garantì i punti Fifa necessari: troppo debole l’avversaria, per valorizzare quel 4-0. Così al Mondiale 2014 l’Italia finì nell’infido gruppo con Inghilterra, Uruguay e Costarica. Perso definitivamente lo status di nobile per l’eliminazione al primo turno, l’eredità è stata il girone di qualificazione al Mondiale 2018 con la Spagna come avversaria e il rischio dei play-off come prospettiva realistica senza una vittoria a Madrid il 2 settembre, nella partita spareggio per il primo posto del gruppo G.

INCUBO SPAGNOLO – Ma c’è una strada, anche se in salita e col solito incubo spagnolo in cima, per tornare in extremis nella nobiltà del calcio mondiale. Un’amichevole, stavolta provvida, offre agli azzurri di Ventura (dodicesimi nella graduatoria appena aggiornata) la possibilità di una scalata inimmaginabile, se battono l’Uruguay e ovviamente il Liechtenstein a Udine l’11 giugno. I punti utili sono garantiti dal meccanismo del ranking Fifa: nell’aggiornamento di luglio si potranno scartare finalmente i risultati del fatale giugno 2014, quando l’Italia pareggiò in amichevole col Lussemburgo e perse in Brasile con Costarica e Uruguay. Proprio la rivincita coi sudamericani e l’eventuale ritorno nella top ten sono dunque propedeutici al successivo tentativo di sorpassare non soltanto Spagna e Polonia (decime alla pari, con soli 5 punti di vantaggio), ma anche qualche altra rivale: la Svizzera è nona con 65 punti in più e il Portogallo ottavo con 69, mentre il fatidico settimo posto del Belgio è a 99 punti di distanza. Poi, ovviamente, servirà lo sprint più importante per la qualificazione e per la scalata vera e propria: dopo la suddetta Spagna-Italia del 2 settembre, il calendario prevede il 5 settembre Italia-Israele, il 6 ottobre Italia-Macedonia e il 9 ottobre Albania-Italia, prima della coda di novembre: i play-off del 9 e del 14 oppure due amichevoli nelle stesse date, se la Nazionale sarà riuscita a conquistare il primo posto del girone, che oggi la Spagna custodisce grazie alla differenza reti.

ORSOLINI ALLA RISCOSSA – Nel frattempo la prima, gustosa rivincita si potrebbe consumare in queste ore in Corea del Sud, luogo amaro per il calcio italiano, che nel 2002 a Daejon con Trapattoni ct visse appunto contro i padroni di casa l’atroce beffa mondiale, passata alla storia come la seconda Corea azzurra, dopo la disfatta di Inghilterra 1966 con i nordcoreani. Dopo avere sconfitto negli ottavi del Mondiale Under 20 la Francia di Thuram junior, a Suwon contro lo Zambia (domattina alle 10 ora italiana) la squadra di Evani ha l’occasione di raggiungere la semifinale (Messico o Inghilterra la potenziale avversaria) di un torneo che rappresenta da sempre una laurea con lode: Brasile, Croazia, Argentina e soprattutto Spagna vi costruirono le fondamenta di formidabili nazionali. Orsolini, Mandragora (squalificato con lo Zambia), Barella (infortunato), Panico, Favilli, il portiere Zaccagno: i loro nomi non sono ignoti ai tifosi, ma potrebbero diventare subito famosi, se continuassero a ribaltare i pronostici fino alla finale dell’11 giugno a Suwon.

DI BIAGIO, STOP AL DIGIUNO –  Famosi invece sono già i giocatori dell’Under 21, potenzialmente più che mai in grado di aggiungere il sesto titolo europeo alla collezione interrotta nel 2004, malgrado il girone non semplice con Germania, Danimarca e Repubblica Ceca. Come conferma l’apprensione di Ventura per il ginocchio malandato di Romagnoli, assente suo malgrado all’Europeo ma già formalmente precettato per la sfida di settembre della Nazionale A con la Spagna, parecchi tra i protagonisti del torneo in programma dal 16 al 30 in Polonia non sono preziosi soltanto per Di Biagio. Donnarumma, il “veterano” Bernardeschi, Rugani, Gagliardini e Petagna hanno già esordito con l’Italia dei grandi, Conti e Caldara sperano di poterlo fare subito con l’Uruguay. Giugno 2017, per il calcio italiano, non è un mese qualsiasi: chissà che non interrompa un digiuno lungo sei anni e mezzo.
 

Fonte: Repubblica

Commenti

Questo articolo è stato letto 283 volte