
L’episodio incriminato riguarda la sfida dei preliminari di Europa League tra il Panionios, club nel quale militava Shojaei, e il Maccabi Tel Aviv. Il centrocampista, insieme al suo compagno di squadra e di nazionale Ehsan Hajisafi, si rifiuta di giocare il match d’andata sul territorio israeliano (da 38 anni un iraniano non sfida un israeliano per non ammettere l’esistenza dello Stato d’Israele), mentre scende in campo nella partita di ritorno in Grecia, costretto dal suo club: “Non potevo fare altrimenti – spiega Shojaei a El Pais -. Se mi fossi rifiutato di giocare per motivi politici il Panionios mi avrebbe denunciato all’UEFA e questa mi avrebbe squalificato per almeno un anno. Quella qualificazione era troppo importante per loro, erano in ballo 4-5 milioni”. Il centrocampista racconta inoltre di aver provato a chiarire la sua scelta già prima di scendere in campo: “La sera prima della partita ho passato il tempo a fare telefonate – ricorda -. Al mattino mi sono alzato presto per trovare qualcuno della federazione iraniana per parlare con il club e trovare una soluzione. Nessuno di loro mi ha mai risposto. In 38 anni nessun atleta iraniano ha gareggiato contro atleti o istituzioni israeliane. Hajisafi e io siamo stati i primi. Ma Hajisafi è tornato in nazionale e io no”. Il suo compagno l’ha fatta franca perché si è subito scusato sui social network, mentre Shojeai non l’ha ritenuto necessario: “Non ho fatto nulla di male – sostiene il centrocampista, passato poi all’AEK Atene -. Per 12 anni ho giocato fuori dal mio Paese e per 13 ho indossato la maglia della nazionale e non ho mai voluto fare uno show. Sarebbe un onore per me tornare a indossare la maglia dell’Iran”.
Fonte: SkySport
