Breve storia di Federico Chiesa in Nazionale

Una tendenza, quella a far bene entrando a partita in corsa, confermata dalla recente prestazione contro la Polonia in Nations League, la prima gara ufficiale giocata da Chiesa. Ancora una volta la sua capacità di strappare sia palla al piede che negli inserimenti è servita a far conquistare un rigore all’Italia. Può sembrare un dettaglio da poco, ma in entrambe le occasioni in cui ha conquistato il rigore per l’Italia è stata decisiva la sua capacità di anticipare il difensore avversario grazie a una rapidità di azione e di pensiero non così comune. Contro la Polonia è bravissimo a infilarsi tra il pallone e Blaszczykowski dopo uno scatto di almeno 90 metri, con il difensore che non si è neanche reso conto di colpirlo da dietro.

La prestazione più fresca, contro il Portogallo, è forse la più deludente del figlio di Enrico. Infilato dentro la spirale di confusione tattica piuttosto evidente della squadra di Mancini, Chiesa non è mai riuscito a incidere pur giocando tutti e 90 i minuti disponibili. Prima come esterno destro in un 4-4-2 poco equilibrato, poi da esterno in un 4-3-3 (diventato presto 4-2-4), non ha mai ricevuto palla in posizioni a lui congeniali, finendo per correre molto a vuoto e sbagliare molto, dimostrando dei limiti tecnici e di decision-making ancora piuttosto evidenti.

Quindi, che dobbiamo pensare di Chiesa in Nazionale?

“Chiesa? Ha fatto bene quando è entrato, ha quelle qualità che gli altri esterni non hanno. Ad esempio lo strappo in velocità. Sta migliorando, è un ragazzo ancora giovane e potrà fare sempre meglio”. È lo stesso Mancini ha sintetizzare l’esperienza di Chiesa con la Nazionale in questo breve arco di tempo.

Tutto sommato sembra comprensibile che, alla sua età, e con le sue caratteristiche, le prestazioni migliori siano arrivate quando è entrato a partita in corso, contro Inghilterra, Olanda e Polonia. A oggi la sue qualità migliori sono quelle fisiche, più facili da far fruttare contro squadre stanche e allungate; mentre Chiesa ha faticato ad affermarsi in partite più bloccate, in assenza di spazi in cui esplodere come un razzo.

Con due rigori procurati e un quasi assist, Chiesa ha comunque contribuito a 3 gol sui 6 segnati dall’Italia nelle 7 partite in cui lui era presente. Sono numeri che da una parte restituiscono la difficoltà in zona gol della Nazionale, ma dall’altra suggeriscono come Chiesa possa essere una delle soluzioni, anche se ci vorrà del tempo.

Chiesa è ancora un giocatore in costruzione: come già gli capita nella Fiorentina, anche in Nazionale ha dimostrato come sia ancora troppo dipendente dal suo istinto. Una tendenza che dimostra certamente una caparbietà che manca agli azzurri, ma che andrà smussata: le sue scelte negli ultimi metri sono ancora confuse, la sua tecnica di tiro o di passaggio ancora un po’ approssimativa. Ma come evidenziato anche da Mancini, Chiesa “è il classico talento che può esplodere in qualsiasi momento anche dal punto di vista realizzativo. Io me lo aspetto”. Anche noi ce lo aspettiamo, perché è da lì che passa il presente e il futuro dell’Italia.

Fonte: SkySport

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