Cheick Diabaté, il gigante buono di Benevento

E Cheick per esprimere il suo calcio ha sempre avuto bisogno di affetto: “nella mia carriera molti mi hanno giudicato senza conoscermi. Un giorno mi rivolsi a un giornalista che mi criticava: ‘probabilmente tu sei più bravo col pallone di me’. Scherzavo, ma tutti da quel giorno cominciarono a dire che non avevo tecnica e che non potevo giocare a questi livelli. Ma cosa è la tecnica? Per un attaccante come me è posizione, capacità di controllare il pallone e di piazzamento davanti alla porta. La tecnica per uno come me la misurano i gol”. 63 gol in 144 gare, 11° miglior marcatore nella storia dei girondini davanti a gente come Dugarry e Mucoud. Alain Benedet, vice di Gillot, uno degli allenatori che ha avuto nella sua parentesi a Bordeaux, lo paragonava a Peter Crouch. Tanto graziato quanto efficace.

La parentesi turca e il ritorno in Francia

Diabaté e la Francia, un feeling incredibile che l’attaccante maliano non ha ritrovato nella sua esperienza in Turchia, all’Osmanlispor (16 gare e 6 gol da giugno a dicembre 2016). Appena tornato in Ligue 1, a Metz, è tornato a segnare: 8 gol in 6 mesi e salvezza conquistata. Anche in quel caso un trasferimento a gennaio che ha cambiato il destino suo e del club.

Fonte: SkySport

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