
Buffon le ha ascoltate. Ha poi anche ascoltato e letto in silenzio le critiche che l’opinione pubblica gli ha riservato. Sentendo forte il rischio di essere percepito come colui che ha diviso, che non ha lasciato il posto alle nuove leve, che ha cercato qualcosa che mai caratterialmente avrebbe potuto avanzare come richiesta, tantomeno come pretesa. Da qui il suo tentennamento. Al fischio finale di Italia-Svezia, Buffon aveva fatto un passo indietro per non essere di peso a chi avrebbe dovuto iniziare la ricostruzione, specificando però che – qualora la Nazionale avesse avuto bisogno lui – avrebbe risposto presente. E così è avvenuto: a Firenze, lo scorso 8 febbraio, quando il neo Ct gli ha chiesto la disponibilità ad aiutarlo nel compito di iniziare un nuovo percorso, e quindi di esserci per le amichevoli di marzo contro Argentina e Inghilterra, e di giugno contro Francia e Olanda. Il presente è arrivato come da copione. Quando però Buffon ha ascoltato le parole pubbliche di Di Biagio, ha percepito che qualcosa non era stato chiarito correttamente. Non si era parlato di passerella nei colloqui di Firenze, né di partita di rimedio alla sconfitta contro la Svezia, o di convocazione dovuta per la propria storia personale o per il proprio prestigio. Il suo pensiero, riassunto, è questo: mai vorrebbe assumere il ruolo di colui che divide. E se questo è un rischio oggettivo, meglio un passo indietro e lasciare che la ricostruzione prenda il via senza ulteriori polemiche.
Fonte: SkySport
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