
Da ormai dieci anni la domanda di chi affronta il Barça è sempre la stessa: come fermare Messi? Ma è la storia di questi stessi dieci anni a dirci che non si può fermare un talento del genere, si può solo limitare. Da ormai dieci anni, quindi, i piani gara degli avversari del Barça sono fondati sul limitare il più possibile l’intervento di Messi all’interno della partita. Che si traduce nel provare a farlo tirare in porta il meno possibile.
L’esempio di Allegri
Storicamente, Massimiliano Allegri è stato uno dei migliori nel trovare il modo di limitare Messi. Celebre la strategia per la finale di Champions League del 2015, in cui ha creato una vera a propria gabbia attorno a Messi per limitarne le ricezioni, i cambi di gioco, e soprattutto i tiri in porta, mettendogli sempre almeno due uomini davanti. Con Evra e Pogba sempre nella zona di Messi per bloccargli l’opzione interna e quella esterna, a cui si aggiungevano Bonucci (centrale di sinistra per l’occasione) e Vidal per una doppia copertura. Praticamente tutto il sistema del centro-sinistra della Juventus era basato sul limitare Messi.
Si può dire che la strategia abbia funzionato, perché anche se Messi ha dato inizio alle azioni dei gol del Barça ha giocato una partita molto difficile, in cui il suo talento non è uscito in tutta la sua devastante interezza. La gabbia ha funzionato, però, anche perché Messi partiva dalla fascia destra, con la linea laterale come ulteriore alleato della Juventus.
È veramente difficile immaginare di portare quattro giocatori attorno a Messi oggi che gioca al centro della trequarti, con la possibilità di scegliere opzioni di passaggio a 360 gradi.
L’esempio di Mourinho
Ora che Messi gioca stabilmente al centro della trequarti, una scelta voluta da Valverde per avvicinarlo all’area di rigore in maniera costante, gli avversari il più delle volte scelgono di indirizzarlo verso lo scarico laterale, cioè verso Jordi Alba. Scelgono insomma il male minore, preferiscono lasciare che un altro giocatore riceva palla in area di rigore arrivando dall’esterno, piuttosto che lasciare Messi libero di avanzare con la palla frontalmente.
Per fare questo non si fa altro che riprendere l’idea già arrivata a Mourinho anni fa durante il suo periodo a Madrid in cui Messi giocava da falso 9. Serve un centrocampista centrale più arretrato, nell’orbita di Messi, e serve che il centrale di difesa non esca dalla posizione tentando l’anticipo. Il cambio di passo di Messi dopo il controllo è tale che se l’avversario va in anticipo riesce non solo a saltare lui, ma anche a sfruttare il corridoio che la sua uscita apre nella linea difensiva. L’idea di avere un centrocampista fisso sulla zona di ricezione di Messi non è così semplice da mettere in pratica, perché il giocatore scelto deve avere la reattività per stare a contatto con Messi, e il dinamismo per riprendere la sua posizione una volta che Messi si è spostato lungo il campo, così da non lasciare sguarnita la zona di competenza.
A parlare per primo di questa tattica è stato Xabi Alonso in occasione dell’intervista a Martí Perarnau sulla rivista Tactical Room: “Messi ha causato molti danni, l’ho sofferto tanto. Abbiamo parlato molto con Mourinho e Sergio Ramos su come farlo smettere di farci male. Su come controllarlo. Messi giocava alle mie spalle, la mezzala destra era Xavi. Xavi ci provocava, ci mostrava il pallone. Se andavo verso di lui, Messi si infilava nella tasca libera alle mie spalle. Sergio, allora, usciva dalla linea di difesa per marcarlo e lui ci distruggeva. Siamo riusciti a controllare Messi quando abbiamo smesso di marcarlo così. Xavi mi chiamava, ma io rimanevo con Messi e Sergio non usciva. Da quel momento l’abbiamo controllato bene. Abbiamo sacrificato lo spazio e la capacità di recuperare il pallone per dare priorità a Messi, ma da quando siamo riusciti a controllarlo in quella posizione, Madrid e Barça sono tornati alla pari”.
L’esempio della stagione in corso
La stagione in corso, però, ha mostrato come questa scelta non modifichi più di tanto l’impatto dell’argentino. Messi sta tirando 6 volte in media ogni 90’, e di questi tiri 2.8 arrivano dall’area di rigore. Ha segnato 32 gol e la cosa assurda è che con 14 pali ne ha presi da solo più di tutte le altre squadre della Liga eccetto proprio il Barça e il Real Madrid (con 29 e 21).
Insomma la posizione di ricezione di Messi da falso 9 e del Messi attuale non differiscono molto ed è chiaro che questa tattica ha senso nella testa di chi la mette in campo. Il problema è che Messi oggi è più maturo di quello del 2011 ed è più bravo nello leggere le pieghe della gara e scegliere il momento giusto per intervenire. Aspetta che l’occasione si presenti perché sa che con il suo talento la saprà sfruttare, che non ha bisogno di forzarla. Messi sta giocando la sua migliore stagione dai tempi del Pallone d’Oro 2015, ed è difficile trovare una variante tattica che abbia realmente funzionato nel limitarlo.
Fonte: Sky

