Diabaté, nessuno come te: altro che le comete in A

Le capriole di Makinwa

Proprio la prossima avversaria del Benevento, annata 2004/05, riservò una parabola simile ad un altro attaccante africano sconosciuto ai più. Scovato in Nigeria dalla Reggiana, transitato in provincia da Como a Modena (un gol in Serie A all’Inter) fino alla discreta stagione in B al Genoa, Stephen Ayodele Makinwa fu uno degli acquisti invernali dell’Atalanta vincolata al fondo della classifica. Non era la Dea d’Europa trasformata dall’avvento di Gasperini, piuttosto la neopromossa guidata inizialmente da Mandorlini prima della panchina affidata a Delio Rossi. Un gruppo in rima da Bellini a Marcolini, da Bernardini a Mingazzini fino a Pazzini, Albertini e Comandini ceduti a gennaio quando venne invece prelevato dal Genoa il 21enne di Lagos. Maglia numero 20, tanto veloce quanto sfrontato nel sogno salvezza dei bergamaschi in precedenza condannati alla resa. Dalla rassegnazione alla speranza a suon di gol proprio come la new entry Diabaté a Benevento. L’Atalanta archiviò 24 punti nel girone di ritorno contro gli 11 della prima metà, troppo poco per scongiurare l’ultimo posto e l’immediato ritorno in B, tuttavia Makinwa andò a segno in 4 gare di fila e 6 volte complessive propiziando le vittorie contro Bologna, Sampdoria e Chievo. Indimenticabili in città le sue capriole, qualcuno voleva addirittura nominarlo Sindaco prima della cessione al Palermo. Non migliorerà mai quel bottino realizzativo nel resto di una carriera in declino tra Lazio e Chievo fino alle comparsate nelle serie minori (Reggina e Carrarese) e le comparsate all’estero (Grecia, Cina e Slovenia), ultime tappe prima del ritiro a 32 anni con un presente da procuratore sportivo. Chi l’avrebbe detto dopo quella mezza stagione a Bergamo?

Fonte: SkySport

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