
Rispetto a Golovin, che ha la capacità di essere sempre nel vivo della partita, Alexey Miranchuk è più un fantasista da colpi estemporanei, ma in quanto a classe ed eleganza è forse ancora più bello da vedere. Lui e il gemello Anton (molto simile anche nelle movenze), freschi vincitori del campionato russo, andranno monitorati con particolare attenzione.
Cambiare tutto o non cambiare niente?
Una delle poche certezze di Cherchesov sembrava essere il modulo di partenza: il 3-5-2, cocciutamente proposto in ogni gara. Seguendo l’insegnamento di Berdyev, del quale ha imitato (senza successo) lo stile difensivo, il tecnico russo si era convinto che il 3-5-2 fosse il rimedio per curare ogni male. Ma i gravi infortuni subiti da due dei tre difensori titolari, Dzhikiya dello Spartak e Vasin del CSKA, gli hanno scombussolato i piani.
A tal punto da sconfessare, nelle amichevoli disputate prima del Mondiale, due anni di lavoro: contro l’Austria ha scelto un 4-1-4-1 scolastico (con Samedov, 34 anni a luglio, e Zhirkov, 35 ad agosto, come esterni alti) che ricordava quello di Capello; contro la Turchia, un 4-2-3-1 (con Golovin sacrificato sulla sinistra) che invece riportava alla memoria la precedente gestione Slutskiy.
In attesa di sapere cosa farà al Mondiale, Cherchesov ha dichiarato che il suo obiettivo era quello di plasmare una squadra duttile, in grado di interpretare più moduli, magari anche all’interno della stessa partita. Ha lasciato intuire che, qualora lo ritenesse necessario, la Russia potrebbe optare per il 3-5-2, rinunciando ad almeno un giocatore di talento sulla trequarti (Dzagoev o Alexey Miranchuk) per schierare un difensore (di livello modesto) in più.
Riproporre il 4-4-1-1 (o 4-2-3-1) significherebbe però ripetere gli stessi errori del passato recente, sacrificando giocatori fuori ruolo (Golovin in primis, ma anche altri centrocampisti come Zobnin, Kuzyaev o Erokhin) e facendo affidamento su esterni non più di primo pelo come Samedov e Zhirkov (con quest’ultimo che il meglio, in Nazionale, lo ha sempre dato partendo qualche metro più indietro, con più campo davanti a sé da attaccare).
La soluzione potrebbe quindi essere il 4-3-2-1, che consentirebbe alla Russia di sfruttare al meglio il suo potenziale offensivo, schierando il maggior numero di giocatori di talento presenti nella rosa. Sorvolando per un attimo sulla difesa, vero e proprio tasto dolente, la Russia potrebbe contare su un centrocampo a tre piuttosto completo, con uno tra Zobnin e Kuzyaev come incursore, Gazinskiy (al posto degli esclusi Denisov e Glushakov) posizionato davanti alla difesa e Golovin come mezzala di qualità. Davanti, Alexey Miranchuk e Dzagoev agirebbero alle spalle di Smolov, proprio come nel secondo tempo dell’amichevole con la Spagna dello scorso novembre, senza alcun dubbio la prestazione più esaltante disputata dalla Russia negli ultimi sei anni.
In ogni caso, la Russia dovrebbe ormai aver capito che un gioco di rimessa e con il freno a mano tirato non le si addice: la strada da riprendere potrebbe essere quella tracciata dagli olandesi Hiddink e Advocaat, per ripetere, dopo dieci anni esatti, l’esaltante (e illusorio) Europeo del 2008.
Una difesa inaffidabile
L’approdo del “dittatore democratico” (come si è sempre definito Cherchesov) alla guida della Nazionale dopo il disastroso Europeo in terra francese era coinciso con una novità quasi epocale nella storia recente della Russia calcistica: l’uscita di scena di Ignashevich e dei gemelli Berezutskiy. Sono stati i forfait di Dzhikiya e Vasin a spingere Cherchesov a implorare il ritorno in Nazionale dei vecchi leoni del CSKA: Vasily Berezutskiy ha declinato l’offerta, Sergey Ignashevich invece non ha saputo resistere alla tentazione.
E così, tanto per cambiare, sarà lui – già recordman di presenze con la Nazionale russa – a guidare il pacchetto arretrato dei padroni di casa, dall’alto dei suoi quasi 39 anni, che lo rendono il terzo giocatore più anziano di Russia 2018 (dopo il portiere egiziano El Hadary e il messicano Rafa Márquez).
Continua a non intravedersi neanche lontanamente un ricambio generazionale per la difesa russa, con la parziale eccezione di Dzhikiya (che non sarà comunque disponibile). Cherchesov darà verosimilmente fiducia agli altri difensori più esperti, vale a dire Granat (probabile partner di Ignashevich in caso di linea a quattro) e Kudryashov (terzo di sinistra qualora tornasse in auge la difesa a tre), entrambi di proprietà del Rubin Kazan. In ribasso le quotazioni del 24enne Kutepov, contestatissimo dai tifosi dello Spartak per una serie di errori che hanno contribuito a rendere amaro il secondo anno russo di Carrera. Difficilmente troverà spazio Semenov, non abituato a calcare certi palcoscenici.
In porta toccherà, come al solito, ad Akinfeev: per il capitano della Russia il Mondiale casalingo rappresenterà una ghiotta opportunità per riscattare gli errori commessi in Brasile nel 2014, unica macchia in una carriera, per il resto, quasi perfetta.
La situazione migliora sulle fasce laterali. Sulla destra il ballottaggio fra Mário Fernandes e Smolnikov dovrebbe essere vinto dal brasiliano del CSKA, naturalizzato russo nel 2016, che probabilmente si starà mangiando le mani per la scelta compiuta due anni fa, perché con Dani Alves fuori dai giochi avrebbe avuto concrete possibilità di essere convocato nella “Seleção” (della quale aveva già fatto parte). Sulla corsia opposta, la scelta verrà fatta in base all’avversario, viste le opposte caratteristiche di Kudryashov (combattivo, coriaceo, difficile da superare) e Zhirkov.
Molta scelta a centrocampo
La presenza di infaticabili incursori come Zobnin, Kuzyaev (una delle poche note liete nella deludente esperienza russa di Mancini) e in parte Erokhin e di una mezzala tecnica e abile a destreggiarsi nello stretto come Golovin, suggerirebbe l’idea di un centrocampo a tre.
Gazinskiy del Krasnodar è, tra i convocati, quello che più sembra corrispondere all’identikit del centrale in grado di completare le loro qualità: gioca semplice e a pochi tocchi, ha una buona visione di gioco, sa fare da schermo davanti alla difesa; ma nelle gerarchie del commissario tecnico russo sembra essere all’ultimo posto.
La Russia potrebbe quindi schierare una coppia di centrocampisti molto simili, come Kuzyaev e Zobnin (con il rischio che si annullino a vicenda), oppure adattare un ex trequartista come Erokhin nella posizione a lui non troppo congeniale di mediano.
Fonte: SkySport


