La carriera fuori dall’ordinario di Boris Diaw

Spot profetico per la carriera di Evan

Di quella Nazionale Diaw è il leader emotivo, il giocatore a cui l’intero spogliatoio si appoggia. I Blues partono così così, finiscono terzi nel girone dietro Spagna e Brasile, poi negli ottavi vincono una battaglia con la Croazia. Ai quarti, a Madrid, i padroni di casa hanno una sola missione nella loro testa: sfidare gli USA in finale.

E invece si trovano di fronte una Francia tosta, concentrata, guidata spiritualmente e tecnicamente da Boris Diaw. Ci sono state decine di partite in cui Bobo è stato fantastico, ma quella partita è probabilmente il suo capolavoro. Non c’è un momento nei 40 minuti in cui perde il controllo: mette subito la museruola a Marc Gasol facendogli capire che sarà una serataccia per lui e per il fratello Pau; ha sempre piena consapevolezza di quello che accade, di quello che accadrà e di quello che c’è da fare. Se nel finale Heurtel si prende il palcoscenico, l’indiscusso MVP lungo i 40 minuti è Boris. “Ho solo detto ai compagni di mettersi nella condizione di non avere rimpianti, di dare il 100%. Non solo stasera, anche nella vita” dice maestro Babac dopo la partita. In semifinale la Francia cede alla Serbia di Milos Teodosic in un’altra partita memorabile, ma poi batte la Lituania e conquista il bronzo, prima medaglia iridata della propria storia. Su quella conquista ci sono le impronte delle mani vellutate di Boris Diaw.

Un giocatore speciale in campo e fuori

Questo il Diaw giocatore: cerebrale, scaltro, decisivo. Le statistiche con lui contano poco più di zero: bisogna averlo visto giocare per rendersi conto della straordinaria capacità di esserci quando contava, di alzare il proprio rendimento quando la posta in palio era elevata. Poi c’è il Boris Diaw uomo: spensierato, ironico, curioso, generoso. Ha la sua fondazione, la Babac’Ards, che si occupa di progetti sportivi in Senegal. E da capitano della nazionale Campione d’Europa nel Natale del 2013 ha regalato un preziosissimo orologio a tutti i componenti della squadra, staff compreso. Sempre a suo agio con la stampa e uno dei pochi a potersi permettere di uscire dal rigido codice in atto a Spursello, è stato tra i pochi a poter e saper usare l’ironia per rispondere alle punture di Popovich, soprattutto a quelle aventi come oggetto il peso di Bobo che più di qualche volta veleggiava senza controllo. Sempre riuscendo in qualche modo a garantire elevata professionalità in allenamento e in partita, ma senza rinunciare ai piaceri veniali della vita, come il buon cibo e un buon caffé, portandosi in giro la macchinetta fino allo spogliatoio. E poi l’amore per la natura, per gli animali, per la fotografia. Variegati interessi di una persona che vuole conoscere il mondo nella sua interezza e nelle sue sfaccettature, non limitandosi a saper giocare a basket. E questa insaziabile voglia di sapere ha alla fine preso il sopravvento sul desiderio di giocare ancora.

Tutti quelli che l’hanno conosciuto vi diranno la stessa cosa: Bobo è una persona con cui chiacchierare piacevolmente e che non ti annoia. Uno di quelli da cui vai volentieri a guardare le diapositive delle sue vacanze perché sai che fa belle foto e ti sa raccontare aneddoti azzeccati. Se non ci credete fate un giro sul suo profilo Instagram, del quale vi offriamo un breve compendio.

Fonte: SkySport

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