Accadde oggi: il primo gol di Kaká in rossonero

L’inizio di una storia incancellabile

L’esordio assoluto era arrivato ad Ancona alla prima in campionato il 1° settembre, e già in quell’occasione aveva mostrato lampi di classe e quelle accelerazioni palla al piede che avrebbero poi portato titoli su titoli in via Turati. Ma la scintilla con il popolo rossonero scoccò un mese più tardi, a San Siro, contro l’Inter: il Milan era già in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Inzaghi, passarono appena 30 secondi dall’inizio del secondo tempo quando Gattuso ricevette in area un passaggio di Shevchenko, crossò di sinistro e trovò la testa di Kaká che la piazzò alla destra di Toldo. Apoteosi al Meazza, parte il famoso “siam venuti fin qua per vedere segnare Kaká”, che caratterizzerà l’avventura del brasiliano a Milano. Segneranno poi anche Sheva e Oba Martins, finirà 3-1 per il Milan. Di gol in rossonero per il classe 1982 ne arriveranno altri 103 in 307 presenze.

In gol anche al ritorno

Nella stessa stagione, Kaká concesse il bis anche nel derby di ritorno. Se quello del 5 ottobre è indimenticabile, la rete del 2-2 nel segnata il 21 febbraio del 2004 è altrettanto speciale per il popolo rossonero. All’intervallo l’Inter era avanti 2-0 grazie alle reti di Stankovic e Cristiano Zanetti, Ancelotti sostituì quindi Rui Costa, che con Kaká formava il cosiddetto “albero di Natale”, per Tomasson. Fu lo stesso danese a segnare il gol del 2-1 al 56°. Poi arrivò lui, Kaká, con una delle sue accelerazioni devastanti che spaccavano in due le squadre avversarie: partì da metà campo, i mediani nerazzurri provarono a rincorrerlo, mentre i difensori non azzardarono la chiusura per paura di essere saltati, ma quando cercarono di accorciare lui aveva già calciato all’angolino il pallone del 2-2. Poi arriverà il 3-2 di Seedorf per una rimonta storica.

Kaká in rossonero

Due Supercoppe europee nel 2003 e nel 2007, uno Scudetto nel 2004, una Supercoppa italiana sempre nel 2004, la Champions League del 2007, il Mondiale per club, il Pallone d’oro e il Fifa World Player nello stesso anno. Le vittorie di Kaká nei suoi sette anni al Milan (dal 2003-04 al 2008-09 prima e nella stagione 2013-14 poi) sono nella storia del club e in quella sua personale, eppure quello ha rappresentato (e che tuttora rappresenta) il brasiliano per i rossoneri va ben oltre i trofei. La sua cessione al Real Madrid, dopo la palpitante notte del 19 gennaio 2009 quando sembrava ad un passo dal Manchester City, non ha mai interrotto il legame tra il fuoriclasse e i tifosi, anzi. Madrid non è Milano, per i supporter blancos lui era uno dei tanti, mentre per la Sud di San Siro Kaká era Kaká, uno dei più amati di sempre, se non il più amato in assoluto. Così, siccome – per dirla alla Galliani, citando Venditti – “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, il 31 agosto 2013, allo scadere della sessione estiva di calciomercato, il Milan ufficializzò il ritorno del figliol prodigo. Rimarrà una stagione, giusto in tempo per superare quota 100 gol con la maglia rossonera, prima di volare negli Stati Uniti dove concluderà la carriera.

Ritorna ancora da dirigente?

Ritiratosi nel 2017, tornato a vivere in Brasile per stare più vicino ai suoi figli, Kaká ha deciso di intraprendere la carriera di dirigente sportivo. Con il passaggio del Milan dalla proprietà cinese a quella di Elliott, dopo i ritorni Leonardo e Maldini (e con Gattuso in panchina), proprio l’ex stella rossonera potrebbe essere il prossimo emblema del Diavolo a tornare a casa. A settembre, infatti, Kaká è stato a Milano dove ha incontrato la dirigenza rossonera per intraprendere un percorso che, anche se non nell’immediato, prevede una sistemazione dell’ex fuoriclasse nella dirigenza milanese. “Nulla di definito, non c’è un ruolo deciso per lui. Il tutto in forma gratuita, s’intende”, ha detto Leonardo parlando del futuro di Kaká. Per adesso i tifosi del Milan devono accontentarsi del ricordo di quel gol sotto la Sud nel derby, in attesa che il fuoriclasse brasiliano faccia magie anche dietro la scrivania. Proprio come fece Leonardo che nell’estate del 2003 lo portò in Italia.

Fonte: SkySport

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