Il Time incorona Mbappé: “È il futuro del calcio”

“La mia vita è stata completamente stravolta – racconta il giocatore -. Ora ho tutto ciò che ho sempre sognato e sono felice, pur consapevole che, probabilmente, mi sono perso qualcosa. Non ho, infatti, avuto la possibilità di avere i momenti delle cosiddette persone normali durante l’adolescenza, come uscire con gli amici, godermi i bei tempi. Sono stato subito proiettato nel mondo degli adulti e mi hanno immediatamente chiesto di comportarmi come tale”. Mbappé, nato da padre camerunense e madre algerina, è cresciuto per le strade di Bondy, una delle banlieue parigine, prima di trasferirsi all’età di 13 anni al Monaco. Oggi è diventato uno dei punti di riferimento del suo vecchio quartiere, sia in termini di prestigio che di ambizione dei piccoli ragazzini che tirano i primi calci al pallone. “Bondy respira di calcio” aggiunge l’attaccante esterno del Psg, mentre il direttore sportivo del centro sportivo locale preferisce non illuderli: “Ho lavorato qui per 37 anni e ho visto solo lui crescere con un potenziale così alto. Non penso che ce ne saranno altri”. L’enfant prodige, sebbene sia riluttante a soffermarsi sulla vita nelle periferie della capitale, è rimasto molto legato alle sue radici e ha donato i ricavi della Coppa del Mondo (corrispondenti a circa mezzo milione di euro) all’associazione Premiers de Cordée che aiuta disabili e bambini malati con programmi sportivi gratuiti: “Quei soldi non cambiano la mia vita, ma possono cambiare la loro”. La fama e il successo non cambieranno la sua personalità perché “ho imparato che le più grandi star e i più grandi giocatori sono quelli più umili, coloro che rispettano maggiormente le persone. Ci sono tre concetti che per me contano più di tutti: rispetto, umiltà e lucidità”. A garantirgli protezione ci penserà la famiglia. “Siamo sempre stati molto vicini – conclude Mbappé che ha un fratello di 12 anni, Ethan, che gioca nelle giovanili del Paris Saint Germain, e uno adottivo più grande, Jirès Kembo Ekoko, che gioca in Turchia – Ci piace stare insieme, mangiare insieme. Tutti i parenti sono stati fondamentali per la mia crescita, sempre pronti ad aiutarmi, sia che fosse la mia prima partita a Bondy o ora che gioco davanti a 80 mila spettatori. Sono un supporto continuo e in campo lo sento”.

Fonte: Sky

Commenti

Questo articolo è stato letto 191 volte