Inter e Napoli, è la Champions dei rimpianti?

Il miracolo di Alisson su Milik. Il miracolo di Viergever su Icardi. Il colpo di testa di Lautaro Martinez. Rispettivamente ai minuti 92’, 93’ e 94’. Ne bastava uno per gli ottavi, perché tanto è mancato a Napoli e Inter: un gol. Quello del pari a Liverpool nella tana dei Reds. Quello della vittoria sul Psv che avrebbe significato qualificazione a San Siro, dove tutto era iniziato con Vecino da far impazzire allo scadere. E invece… Una vera sliding doors, per entrambe. Perché in un mondo parallelo Napoli e Inter sono passate agli ottavi, questione di centimetri e di momenti. Quelli finali delle loro ultime due partite ma anche gli altri 450 minuti del girone. Gli ottavi vicinissimi sono sfumati, c’è così ampio margine per guardarsi alle spalle e rammaricarsi come però la grande speranza dell’altra Europa. Quella dove ora sono finite entrambe. Quella da non sottovalutare, quella che Napoli e Inter hanno dimostrato di potersi giocare fino in fondo e di vincerla.

Da Milik a Belgrado
Carlo Ancelotti è stato chiaro: “Abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità in tutte e sei le partite, forse anche qualcosa in più. È mancato poco. Non c’è rammarico”. E forse l’allenatore del Napoli ha ragione: quella palla gol per Milik i tifosi se la saranno sognata tutta la notte, colpa di quei soliti centimetri che, come diceva Al Pacino, fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta. In più anche un’altra clamorosa occasione per Callejon su suggerimento di Insigne, pur sempre senza dimenticarsi delle chance Reds con Salah e Mané (almeno due volte). Alla fine è arrivato l’1-0 nella casa dei vicecampioni d’Europa, dove puoi sicuramente perdere, chiaro, ma i veri rimpianti, allora, dove sono? Forse nemmeno nel pari di Di Maria allo scadere in Francia (considerata la vittoria allo scadere del San Paolo sul Liverpool), ma lo 0-0 di Belgrado contro la Stella Rossa è una mano stretta tra i denti per la disperazione.

Non solo, il vero rimpianto del Napoli, al tempo della sfida di Belgrado non ancora “di Ancelotti”, e col 442 provato per la prima volta soltanto tre giorni prima contro la Fiorentina in campionato, è l’aver giocato da grande squadra. Il bel calcio messo in mostra. La rotazione dei giocatori. L’alternativa sempre pronta. L’aver pescato il girone più difficile della Champions con due candidate alla vittoria finale (ora anche prime nei rispettivi campionati) e non aver mai subito gli avversari. Mai giocato per il pari e sempre per vincere. Occasioni su occasioni, a testa alta e da grande. Sì, al di là di Milik e di Alisson. Della traversa di Insigne al Belgrado. Il rammarico è tutto qui: il Napoli di Ancelotti ha dimostrato di essere una big. Sicuramente tra le più forti dell’Europa League.

La frenata e quei due pali dell’ex
Rimpianti più grandi o più piccoli dalle parti di Milano? Impossibile darsi una risposta, ma i 65mila di San Siro fanno ancora gola, per quella spinta che aveva regalato la prima vittoria sul Tottenham e al pari (d’oro) contro il Barcellona, ma che col Psv ha portato solo all’1-1 del rammarico. Dispiacere enorme anche qui allora, ancora di più che all’andata, in Olanda, era arrivata una vittoria. Il totale faceva due vinte su due, prima del temibile Barcellona, vero, soffrendo anche in quei due match, vero, ma vincendo. Da Pazza Inter, come sempre e per sempre. E se la sconfitta del Camp Nou rientra nella norma, così come l’1-1 del Meazza peraltro riacciuffato ancora una volta nel finale, è stato a Wembley e nell’ultima, e decisiva, sfida che qualcosa è evidentemente mancato. Rimpianti? Sono da ricercare tutti lì, quando a dieci dalla fine il pari col Tottenham avrebbe consegnato gli ottavi con addirittura un turno di anticipo ma invece è arrivato il gol di Eriksen. E quando, in casa contro gli olandesi, si poteva certamente far meglio.

L’errore di Asamoah, le parate di Zoet, le occasioni della ripresa. Quella per Icardi e quella per Lautaro Martinez. La rete ad un passo che non è arrivata mentre a chilometri di distanza gli Spurs raggiungevano proprio nel finale il Barcellona. Risultato giusto e tante occasioni per gli inglesi, ma anche quei due pali pazzeschi di Coutinho, l’ex nerazzurro che ha provato di tutto per salvare i nerazzurri, che avrebbero significato 2-0 e partita chiusa. La sliding doors è così servita. Restano solo i rimpianti. Enormi, perché fuori dalla Champions da sette anni, e di ritorno in un girone altrettanto difficile, la qualificazione è stata veramente vicina per i nerazzurri; sfumata solo quando sembrava possibile quasi toccarla. Ripartiranno anche in loro dall’altra Europa, con la consapevolezza che vincerla è una missione molto più che possibile.

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