Corrado Ferlaino: “Un giorno non mi bastò più il benessere: volevo vincere con il Napoli”

Il Napoli non aveva autorevolezza e il potere, tranne quelle eccezioni e poi poche altre ancora, era sempre radicato al Nord. C’era la Juventus degli Agnelli, la Milano ricca ed evoluta, poi ogni tanto qualche exploit, costato successivamente caro. Noi galleggiavamo, fieri del nostro bilancio, ma la svolta avvenne un giorno che andai in banca e mi accorsi che il Napoli era sostanzialmente ricco, però storicamente povero. Volevo vincere, non mi bastava più il benessere economico“. Così Corrado Ferlaino si racconta nel corso di una lunga intervista al Corriere dello Sport.

L’ex storico presidente azzurro rilevò il Napoli 50 anni fa, nel gennaio del 1969: “Il Napoli era frazionato: 33% tra Lauro, Fiore e Antonio Corcione, morto da poco e con la famiglia decisa a cedere la quota. Sua moglie invitò me e i miei soci, un gruppo di giovani imprenditori che intendeva acquistare quel terzo del club. C’era altra gente interessata, quella mattina, e all’ascensore preferii andare a piedi. La vedova Corcione mi aprì, le dissi che ero interessato e che volevo parlarle, mi fece accomodare in una stanza e quando arrivarono gli altri, si accomodarono in un salone-soggiorno, che io chiusi a chiave dall’esterno. Trattativa-lampo: offrii subito 70 milioni di lire e feci il gesto di redigere immediatamente l’assegno. La signora accettò e mi ritrovai proprietario d’una quota del Napoli“.

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