OBIETTIVO NAPOLI – Azzurri poco incisivi nella tana del diavolo

In occasione del suo ritorno a Milano, Ancelotti ha cercato di sorprendere la sua ex squadra con una formazione estremamente offensiva, un 4-2-4 che vedeva schierati in campo contemporaneamente Mertens, Insigne, Callejòn e Milik, con a centrocampo due interni dalle caratteristiche prevalentemente offensive come Fabiàn Ruiz e Zielinski, il tutto condito dall’appoggio dei due terzini di spinta, Malcuit e Mario Rui. Questo azzardo, alla fine, non ha portato i risultati sperata, non tanto perché la squadra risultasse squilibrata, quanto piuttosto per la mancanza di aggressività mostrata dagli undici azzurri. L’assenza di un giocatore aggressivo come Allan, a cui è stata risparmiato l’onere di scendere in campo dopo la travagliata settimana di mercato (quasi a voler lasciare intendere limiti caratteriali del ragazzo che non avremmo mai sospettato), ha privato i partenopei del miglior recuperatore di palloni e dell’elemento più prezioso in fase di pressing. Questo ha concesso al Milan di superare quasi sempre la prima pressione portata, con molti uomini, dal Napoli, rendendone molto debole la consistenza del centrocampo. Fabiàn e Zielinski hanno cercato di calarsi nel ruolo di chi deve “cantare e portare la croce”, ma con esiti poco soddisfacenti. Soprattutto lo spagnolo è parso molto più in difficoltà rispetto alle precedenti uscite, troppo impreciso e poco ispirato. Sorprendentemente più determinato e nel vivo del gioco Zielinski, che tra l’altro è risultato il più pericoloso degli azzurri, andando spesso alla conclusione ma non riuscendo mai a superare Donnarumma.
Oltre che in mezzo, il Napoli ha sofferto pure in difesa. La retroguardia è stata penalizzata dal lavoro praticamente nullo del centrocampo in fase di interdizione, ma anche alcuni uomini, come Albiol, sono apparsi sotto tono e poco reattivi negli scontri individuali.
Le insufficienze più gravi riguardano, però, gli attaccanti. Insigne e Mertens, ancora una volta non pervenuti. I due piccoletti dell’attacco napoletano, dopo una buona prima fase di stagione, sembrano essere inesorabilmente scomparsi dai radar, non riuscendo più ad incidere né in zona gol, né con giocate decisive per i compagni. Appannato, stasera, pure Milik, che era stato il trascinatore dei suoi nelle ultime settimane. L’impressione è che i troppi galli nel pollaio abbiano finito un po’ per pestarsi i piedi, trovandosi poco e male e non avendo ben chiaro come muoversi in un sistema di gioco poco collaudato.
Probabilmente, con un po’ di umiltà in più e con uno schieramento più equilibrato, il Napoli avrebbe potuto portare a casa i tre punti. Ancelotti, talvolta, sembra dare l’impressione di voler dimostrare di poter sopperire con le sue idee ai limiti della rosa, snaturando le caratteristiche dei suoi giocatori ed adattandoli ad ogni costo ad un 4-4-2 che è ormai diventato dogmatico, così come era stato il 4-2-3-1 di Benitez e il 4-3-3 di Sarri. Certo, il saper disporre con elasticità di (quasi) tutti gli uomini in rosa (Rog che fine ha fatto?) può essere un merito, ma diventa un limite nel momento in cui, incastrando a forza determinati uomini in determinati ruoli ti ritrovi con un undici titolare in cui mancano determinate caratteristiche imprescindibili. Come accaduto stasera, in cui il Napoli ha dovuto giocare in trasferta, contro il Milan, senza nemmeno un centrocampista incontrista…

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