EDITORIALE – Ora sei Immortale

A Napoli non si ama Diego, si è semplicemente devoti. Spesso non si pronuncia nemmeno il suo nome; Quando ne parliamo  lo chiamiamo “isso”, ” o’ mast”, “o’ nennill”, alcuni dopo averne pronunciato il nome addirittura chinano il capo in segno di devozione, tutto ciò per un sentimento misto tra rispetto ed appartenenza,  perchè Diego è unico.  Diego è un catalizzatore di persone, riesce ad attirare gente anche se non deve giocare una partita di pallone, ci riuscì in quel lontano luglio del 1984, quando salì per la prima volta le scalette del San Paolo per un semplice saluto, e ad aspettarlo c’era un stadio gremito, e c’è riuscito oggi, facendo riunire spontaneamente la gente per strada, nei punti dove immagini o quant’altro parlano di lui, per tributargli il proprio dolore. Difficile parlarne al passato, Diego per molti di noi è stato motivo di orgoglio e vanto, all’epoca si cantava “nuje tenimm Maradona”, perché Diego era nostro e si doveva sapere. Uno scugnizzo napoletano nato per caso in Argentina, per cui ho tifato in quella notte del 1990 al San Paolo quando con la sua nazionale sfidò l’Italia di Vicini, perché Diego era il mio orgoglio, colui che giocando a calcio era stato l’artefice di un riscatto sociale per la nostra città, e questo, giusto o sbagliato che sia,  era il sentimento di tutti. Mentre scrivo provo un sentimento misto di tristezza e rabbia, perché quella dannata sregolatezza ha fatto si che oggi lui ci abbia lasciati troppo presto, ma la realtà è che lui vivrà in eterno nei nostri ricordi, nei nostri cuori, in quanto nessuno potrà mai dimenticare le sue pennellate sul campo, ed io mi ritengo un fortunato, infatti sono tra quelli che può gridare a voce alta “HO VISTO MARADONA”. Diego non è morto, si è solo innalzato al livello d’immortale.  Addio Campione, questa non te la perdonerò mai!

 

Migliara Salvatore

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