EDITORIALE: il Napoli gioca due partite in una, la prima brillante, la seconda timorosa e confusionale

L’unica nota lieta della partita di ieri contro lo Spezia è il risultato ed il conseguente passaggio del turno alle due semifinali di andata e ritorno con l’Atalanta. Infatti, da quello che si è visto allo Stadio Maradona, gli azzurri non sono ancora guariti dal morbo altalenante degli alti e bassi. Contro i liguri abbiamo assistito ad un primo tempo entusiasmante nel quale non si è sbagliato quasi nulla, sia in attacco che in difesa. Tanto è vero che il Napoli è riuscito a capitalizzare il 90% delle conclusioni a rete, portandosi, in soli quaranta minuti di gioco, sul 4 a 0, mentre in difesa Ospina è stato completamente inoperoso, protetto da una retroguardia che non ha concesso iniziative pericolose agli avanti spezzini. Poi al rientro in campo ecco la solita metamorfosi in negativo. Da una squadra brillante e vogliosa di vincere si è passati ad una formazione timorosa, troppo bassa come baricentro ed attendista, come se oramai non ci fossero più stimoli per continuare sulla falsariga della prima frazione di gioco. Un Napoli, dunque, che ha giocato due partite in una, cambiando, sbagliando, atteggiamento e modulo nella seconda parte. L’ostinatezza di Gattuso nel voler a tutti i costi praticare quell’assurdo 4/2/3/1 che non è adatto alle caratteristiche dei suoi giocatori, è quello che fa più rabbia. Il vecchio 4/3/3, con cui il Napoli ha iniziato la gara è il modulo più adatto, poichè un centrocampo a due rende troppo vulnerabile il pacchetto arretrato che va costantemente in difficoltà nelle ripartenze degli avversari. Infatti pure ieri, gli azzurri nella versione 4/2/3/1, sono andati in bambola subendo due reti nel giro di tre minuti, con lo Spezia che si è galvanizzato al punto tale di credere nel miracolo della clamorosa rimonta. Osimhen e Mertens, assolutamente fuori condizioni, quando sono subentrati, hanno fatto solo presenza in campo, lasciando la squadra  in balia dei liguri che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo come se fossero in superiorità numerica. Come è possibile che il tecnico non si accorga di quanto sia inopportuno il suo nuovo sistema di gioco e per di più non riesca a comprendere che, sia il nigeriano,  che il belga non possono essere lanciati nella mischia non essendo ancora recuperati e non avendo alcun ritmo partita. Anche il più incapace degli allenatori lo avrebbe capito. Eppure Gattuso che, naturalmente non è il solo colpevole dell’altalenarsi di prestazioni brillanti e negative, sta perseverando nelle sue convinzioni andando incontro a critiche e polemiche. Così facendo, certamente, non convincerà il presidente ad offrirgli il prolungamento del contratto che, per il momento, resta chiuso  nel cassetto in attesa degli eventi. Il buon Rino nel post partita ha dichiarato che lui non si dimetterà mai perché cosciente di aver fatto un buon lavoro e di questo bisogna dargliene atto, visto che ha anche conquistato un trofeo ma che non ammetta di sbagliare quando si intestardisce con il suo modulo non confacente al bene del Napoli, peraltro, costruito esclusivamente per Osimhen, rimasto fuori per quasi tre mesi, è pura follia, dato che nega l’evidenza. Per il momento il primo ostacolo è stato superato, seppur con qualche sofferenza, adesso c’è bisogno di nuove conferme a cominciare da domenica contro il Parma, ennesimo esame per Gattuso. La stagione è giunta nel suo periodo cruciale con partite sempre frequenti  che ci diranno, da qui a breve, dove può arrivare questa squadra, il cui obiettivo della vigilia, ricordiamolo è tornare in Champions League. Dato per scontato che Milan, Inter e Juve siano le favorite per i primi tre posti, a prescindere dall’ordine, in ballo rimane un solo posto libero con ben tre pretendenti, Ossia Roma, Atalanta e Napoli. Giallorossi e nerazzurri sono concorrenti pericolosissime da cui bisogna guardarsi, pertanto, occorrerà trovare, al più presto, la quadratura del cerchio se non si vuol finire nuovamente nell’anonimato dell’Europa League che porta pochissimo nelle casse sociali azzurre.

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