SPALLETTI AL NAPOLI CON 4 MESI DI RITARDO: LA GUIDA CHE SERVIVA A QUESTO NAPOLI

Spalletti eredita una situazione non facile, non sappiamo ancora che mercato sarà, quali cessioni ci saranno e come verranno integrate. Ma è allenatore di risultati. Uno di quelli che lavora per raggiungere prima di tutto gli obiettivi. E, a tratti, è disposto a passare su chiunque vi si metta d’ostacolo. Questo, al netto di una vanità spesso insopportabile, lo rende una garanzia per chi lo sceglie.

E’ il 29 maggio quando Aurelio De Laurentiis ha ufficializzato quale nuovo allenatore del Napoli Luciano Spalletti, dopo due anni lontano dai campi di calcio e trascorsi nelle terre di Certaldo, suo paese natio, lautamente stipendiato fino al 30 giugno prossimo dall’Inter, motivo per il quale la sua presentazione, è stata posticipata a luglio.
Prende il posto di Gennaro Ivan Gattuso, dopo un anno e mezzo e più alla guida del Napoli, con pochi alti (vittoria Coppa Italia nel 2020) e molti bassi e un rapporto che definire burrascoso con il Patron è un eufemismo, culminato con l’indecorosa prestazione all’ultima di campionato contro un Verona in vacanza da oltre un mese e mezzo, che ha privato il Napoli della partecipazione alla prossima Champion’s League. Probabilmente Don Luciano arriva con qualche mese di ritardo, era il febbraio scorso quando De Laurentiis, con un Napoli in piena crisi di gioco e risultati, tra i vari sondaggi fatti, contatta anche l’ex allenatore di Roma e Inter, che aveva dato il suo assenso a subentrare anche in corsa.

In attesa di ascoltare le sue prime dichiarazioni, ma soprattutto capire quali calciatori gli saranno affidati, uno dei lasciti (positivi) di Gattuso è il 4-2-3-1, modulo con cui Ringhio Starr ha trovato la quadra, disputato comunque un eccellente girone di ritorno. Con uno Zielinski che ha trovato nel ruolo di trequartista probabilmente la sua dimensione e disputato la sua migliore stagione in azzurro e un Osimhen ancora da plasmare e far crescere, è evidente Spalletti ripartirà da qui, ossia da due delle note più positive della stagione azzurra appena trascorsa.

Il suo compito principale sarà quella di dare un gioco a questa squadra: assemblare un team con una personalità tattica definita, in grado di interpretare ed essere aderente ad un modello e un sistema di gioco chiaro, propositivo. Che è ciò che è mancato dall’addio di Sarri: il Napoli è dotato di ottimi giocatori, ma a cui è mancata una guida (nel suo significato intrinseco) in questi anni, e che nei momenti di difficoltà e di massima pressione, si è manifestata in tutta la sua cruda realtà (leggasi partite contro Cagliari e Verona, per restare solo alle ultime partite).

Spalletti è un allenatore che si è evoluto nel corso degli anni, basti vedere l’Inter sotto la sua gestione, un allenatore dai concetti diversi rispetto a quello che si è imposto con la prima esperienza a Roma, in cui la manovra veloce e verticale costruita ormai più di dieci anni fa su Totti centravanti è stata sostituita da un gioco più di posizione: costruzione da dietro, ricerca della superiorità posizionale con scambi tra le linee e attacco dell’area avversaria, azionando possibilmente le catene laterali.

Insomma, per chi scrive, su Spalletti ha grosse aspettative, d’altronde è anche la sua storia a raccontarlo: mi aspetto che possa fare la differenza anche e soprattutto nei momenti di difficoltà che inevitabilmente ci saranno nel corso della stagione, senza ricercare continui alibi, che si possa parlare (laddove la società finalmente terminerà questo silenzio stampa che oggi non ha più senso) anche e soprattutto di calcio, senza frasi astruse come ‘veleno’ e ‘annusare il pericolo’. E che costruisca, assieme alla società e quindi a De Laurentiis, la ‘sua’ squadra in base ai calciatori a disposizione: quel “insieme faremo un grande lavoro” del Patron nel giorno del suo annuncio, lo sia a tutti gli effetti, e non solo a parole, pur in presenza di cessioni dolorose ma probabilmente inevitabili dopo due anni senza gli introiti della Champions.

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