Raccontare un miele significa raccontare anche il territorio che lo genera. Nei Monti del Matese, tra Campania e Molise, nasce il Presidio Slow Food dei mieli dei prati dei Monti del Matese, un progetto che valorizza l’apicoltura in alta quota e tutela la straordinaria biodiversità delle praterie montane.
Il Matese, da poco diventato Parco nazionale, è un massiccio carsico caratterizzato da doline e prati umidi che favoriscono la crescita di specie vegetali come timo, cardo, tarassaco e santoreggia. Qui cinque piccoli produttori tra le province di Caserta e Benevento mantengono i propri alveari oltre i 600 metri di altitudine, dove la natura domina e l’intervento umano è minimo.
Tra loro c’è Antonella Eduardo, apicoltrice “stanziale” che alleva le sue api a 900 metri, lontano da coltivazioni e pesticidi. Le sue api si nutrono solo di nettare selvatico, e il miele è lavorato a freddo, senza pastorizzazione, per conservare intatte le proprietà naturali.
Il disciplinare del Presidio promuove un modello di apicoltura sostenibile ed estensiva: massimo 25 alveari per apiario, distanza minima di 500 metri tra ciascuno, per evitare la competizione con impollinatori selvatici come bombi e farfalle.
Come spiega Vincenzo D’Andrea, referente Slow Food, l’obiettivo è duplice: tutelare la biodiversità e incentivare un ritorno alla gestione sostenibile dei pascoli e dei prati stabili del Matese. Un modo per dimostrare che, nel miele, si può assaporare non solo il gusto dei fiori, ma anche il valore del territorio e del lavoro rispettoso che lo custodisce.