Il Comune di Napoli ha ufficialmente svelato il piano per la ristrutturazione dello stadio Diego Armando Maradona: un ambizioso progetto da circa 200 milioni di euro, che trasformerà l’impianto in una struttura moderna, sostenibile e maggiormente capiente.
La Giunta ha approvato i “12 principi” guida dell’opera, che prevedono una capienza stimata di 70.000 posti, con l’obiettivo di eliminare completamente la pista d’atletica per avvicinare le tribune al campo e offrire un’esperienza più diretta per il pubblico.
Principali caratteristiche del nuovo stadio
Addio alla pista d’atletica: con la sua rimozione, si potrà avvicinare il pubblico al terreno di gioco (discutendo al contempo con le associazioni sportive che attualmente la utilizzano).
Terzo anello riattivato: verrà riaperto il terzo anello, attualmente inutilizzato, contribuendo all’aumento della capienza e migliorando la visibilità per gli spettatori.
Sostenibilità e innovazione energetica: è prevista l’installazione di una centrale fotovoltaica e la raccolta delle acque meteoriche (da usare per usi non potabili), in linea con gli obiettivi di green building.
Funzioni extra-sportive: il progetto include aree commerciali per un totale di 30.000 metri quadrati, e l’ipotesi di un museo interattivo “Maradona Experience”.
Copertura da rifare o migliorare: la copertura dell’impianto sarà soggetta a interventi — si valuterà se potenziarla o sostituirla completamente.
Ruolo del Napoli e prospettive politiche
Al momento, il Calcio Napoli non è coinvolto formalmente nel progetto, che viene guidato direttamente dal Comune. Il prossimo passo sarà l’affidamento della progettazione entro l’anno, e la definizione ufficiale dei costi e delle tempistiche.
Il piano prevede anche l’adeguamento delle vie di esodo, dei servizi (bar, ristorazione, servizi sanitari) e delle misure anti-inquinamento acustico per le zone circostanti.
Sfide e incognite
L’operazione non sarà priva di ostacoli. La prima criticità riguarda il finanziamento: il Comune dovrà reperire fondi e possibili contributi esterni.
Inoltre, l’assenza (almeno per ora) del coinvolgimento del club rischia di rendere più complicata la realizzazione di un progetto condiviso.
Infine, dovrà essere garantita la compatibilità con gli standard Uefa per eventi internazionali, di cui non sempre impianti storici riescono a soddisfare tutti i requisiti.