Addio Conte al Napoli: retroscena e l’idea Fabio Grosso per il dopo Antonio

Il Volo di Icaro sul Vesuvio: Conte, il Pa…tron e l’Eterno Ritorno del Gioco al Risparmio

di Vincenzo Letizia

Ci risiamo. Il tassametro della passione napoletana si ferma di nuovo dopo appena un biennio. Due anni di successi, di fegati Hillary-asticamente spappolati tra i puristi del “bel giuoco” e gli incompetenti da tastiera, campioni del mondo di critica sterile. Antonio Conte se ne va. Non sbattendo la porta, ma lasciandola socchiusa su un inverno di scontento che aveva già preso forma a febbraio.
Il calcio, si sa, è fatto di dettagli, ma a Napoli i dettagli hanno spesso i piedi d’argilla e la forma di un plastico mai realizzato. Conte ha capito l’antifona quando ha visto che i progetti “strutture” alla voce Aurelio De Laurentiis erano diventati un deserto di burocrazia e melina. Niente nuovo centro sportivo, nessuno screening sui suoli, lo stadio rintanato nei faldoni dei sogni calcistici. Il Presidente si è fermato, congelato in un’immobilità che sa tanto di smobilitazione strategica.
Conte ha fiutato il vento: la solitudine del manager, esposto alle folate delle polemiche sugli infortuni e sul “non gioco”, senza lo scudo di una società che preferisce il silenzio dei tweet al rumore dei pugni sul tavolo. Non si è sentito tutelato. E forse, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, non si è voluto tutelarlo.
Il bilancio, del resto, è l’unico vero idolo a cui De Laurentiis voti i propri altari. Davanti alla prospettiva di ridimensionare ingaggi e investimenti, il “parruccino nazionale” – epiteto da bar che copre d’oro una bacheca stracolma – è diventato improvvisamente un lusso superfluo. Trattenerlo? E perché mai, se il suo addio permette di alleggerire il bilancio di uno stipendio extralarge? Il fatalismo contabile ha vinto sulla fame di vittorie.

La Ruota Gira: dal 2015 a Grosso, il Déjà-Vu di ADL

E ora, puntuale come una cambiale in scadenza, scatta l’affanno. Il Napoli si riscopre impreparato, prigioniero del proprio stesso casting domenicale. Maurizio Sarri, il figliol prodigo del “Sarrismo”, sembra ormai aver promesso la sua sigaretta a Bergamo; Massimiliano Allegri, il dandy del corto muso, ha preferito le certezze (o le illusioni) del Milan; Vincenzo Italiano resta un rebus sospeso nel limbo delle decisioni di fine stagione.
Ed ecco che dal cilindro del produttore cinematografico spunta la suggestione che non ti aspetti, o forse sì. Fabio Grosso.
Per capire il futuro, bisogna a volte sfogliare l’album dei ricordi. Estate 2015: addio a Rafa Benítez, il manager internazionale, e spazio a quel Maurizio Sarri che aveva stupito a Empoli. Undici anni dopo, lo spartito potrebbe essere lo stesso. Grosso viene da un biennio d’oro a Sassuolo: una promozione in carrozza e una stagione di Serie A vissuta a testa alta, con quel 4-3-3 verticale, sfacciato e spettacolare che tanto solletica il palato (e le tasche) del patron azzurro.
Certo, passare dalla via Emilia alle curve del Maradona richiede spalle larghe e un bel paio di polmoni. Ma De Laurentiis è rimasto folgorato, convinto che la storia possa ripetersi, possibilmente a costi ridotti.

Antonio Conte lascia Napoli con la consapevolezza di chi ha spremuto il limone finché ha potuto, scontrandosi contro il muro di gomma di una gestione padronale che non accetta la diarchia. De Laurentiis cancella il passato recente e si rifugia nel suo personalissimo “anno zero”, scommettendo sul talento emergente per dimostrare, ancora una volta, che il sistema viene prima dell’uomo. Fabio Grosso ha il profilo pulito e le idee giuste per essere l’ennesima scommessa low-cost del grande regista romano. Resta da vedere se il pubblico del San Paolo/Maradona accetterà il cambio di sceneggiatura senza fischiare l’attore protagonista.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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