di Vincenzo Letizia
Ci sono allenatori che incendiano le platee e altri che preferiscono spegnere gli incendi prima ancora che nascano. Massimiliano Allegri appartiene alla seconda categoria: uomini da equilibrio, da gestione, da scudetti cuciti più con il filo della concretezza che con il ricamo dell’estetica. E forse è proprio per questo che Aurelio De Laurentiis, dopo l’addio tumultuoso di Antonio Conte, ha deciso di affidargli il timone del Napoli.
Perché il calcio, a volte, è come il mare del Golfo: bellissimo quando luccica, pericoloso quando si agita. E il presidente azzurro, stavolta, ha scelto un navigatore esperto.
Napoli, accordo trovato con Allegri
Sarà dunque Massimiliano Allegri il nuovo allenatore del Napoli. Accordo raggiunto tra il club azzurro e il tecnico livornese, pronto a firmare un contratto biennale fino al 2028.
Dopo la separazione con Antonio Conte, De Laurentiis si era preso qualche giorno per riflettere. Una pausa breve ma significativa, quasi a voler pesare non soltanto il nome dell’allenatore, ma il peso specifico della scelta. Inizialmente il favorito sembrava essere Vincenzo Italiano: il profilo moderno, offensivo, il calcio verticale e intenso che tanto piace alle nuove correnti tattiche italiane. Poi, però, qualcosa è cambiato.
Nel giorno stesso in cui Italiano si è separato dal Bologna, il Napoli ha improvvisamente sterzato verso Allegri. Una virata netta, decisa, quasi controcorrente. Perché Allegri divide, irrita i puristi, accende i dibattiti televisivi. Ma vince. E nel calcio italiano, alla lunga, è una colpa che perdonano tutti.
In queste ore l’entourage dell’ex allenatore del Milan è al lavoro per definire gli ultimi dettagli relativi alla risoluzione del contratto col club rossonero, passaggio necessario prima della firma ufficiale con il Napoli.
Allegri e Napoli: un matrimonio tra dubbi e pragmatismo
La scelta non convince tutta la piazza. Ed è inutile fingere il contrario. Napoli è una città che ama il calcio passionale, istintivo, persino poetico. Allegri, invece, spesso preferisce la sottrazione all’eccesso, la gestione all’assalto, il risultato alla seduzione.
Ma il calcio non è soltanto un manifesto ideologico. È anche capacità di sopravvivere alle tempeste, di leggere i momenti, di amministrare le pressioni. E sotto questo aspetto Allegri resta uno dei tecnici più preparati del panorama italiano.
Sarà interessante capire quali saranno le strategie del Napoli sul mercato e, soprattutto, come il tecnico livornese modellerà una squadra costruita negli ultimi anni per un calcio molto diverso. Allegri dovrà trovare l’equilibrio tra identità e pragmatismo, tra talento e disciplina, tra il desiderio di dominare e la necessità di vincere.
Una sfida enorme. Forse la più delicata della sua carriera recente.
Il ritorno di Allegri all’ombra del Vesuvio
Per Allegri, peraltro, si tratta di un ritorno. Non tutti lo ricordano, ma nella stagione 1997/98 vestì già la maglia azzurra da calciatore, collezionando 7 presenze in un Napoli allora lontanissimo dai fasti attuali.
Un dettaglio quasi romantico, perso dentro le pieghe del tempo, che oggi torna improvvisamente d’attualità.
E allora sì, la scelta può non entusiasmare. Può lasciare dubbi, interrogativi, perfino diffidenza. Ma quando il Napoli avrà ufficializzato Massimiliano Allegri come nuovo allenatore, sarà giusto sostenerlo. Perché le opinioni appartengono al bar dello sport; il campo, invece, pretende altro: equilibrio nei giudizi e attesa nelle sentenze.
Poi parleranno i risultati. Come sempre.