CALCIOMERCATO – Napoli, la fuga di inizio estate: se i contratti diventano carta straccia

C’era una volta il contratto, quel vincolo sacro firmato con l’inchiostro della certezza e sigillato dal diritto privato. Oggi, nel calcio dei desideri liquidi e dei procuratori onnipotenti, i contratti assomigliano sempre più a promemoria scritti sulla sabbia. La prima onda li cancella. Prendete il Napoli: a guardarlo da fuori, più che un ritiro o un cantiere, sembra una stazione di testa. Un groviglio di binari dove i treni portano tutti una sola scritta sul tabellone: “In partenza”.

Le dichiarazioni d’addio di De Bruyne le abbiamo già archiviate, col senno di poi di chi ha visto passare l’ultimo tram della sera. Ma la lista dei passeggeri con la valigia in mano è lunga e, per certi versi, sorprendente. C’è Alex Meret, per dire, che si ritrova addosso gli occhi e le lusinghe della Juventus: un corteggiamento che sa di scontento antico e di nuove sponde da esplorare. C’è Beukema, che non ha digerito il minutaggio col contagocce concessogli da Antonio Conte e ora pretende lo spazio che ritiene dovuto al suo rango. Persino Romelu Lukaku, il gigante che doveva spostare gli equilibri, pare aver nostalgia di casa, con quel richiamo della foresta chiamato Anderlecht che sa tanto di buen retiro anticipato.

Il mercato, si sa, non dorme mai e non rispetta nessuno. Nelle ultime ore anche David Neres è finito nel mirino di un paio di top club, sedotto da sirene che parlano lingue più ricche. E poi Rasmus Hojlund: l’ennesimo scontento di lusso che non sembra entusiasta del panorama attuale. Aspetta, il danese. Vorrà parlare con il nuovo tecnico e con la società, per capire se i programmi abbiano la stessa altezza delle sue ambizioni. Eppure, la carta direbbe che i vincoli ci sono. Ma nel calcio moderno, lo ripetiamo, il diritto cede spesso il passo al capriccio o alla convenienza.

Se da un lato c’è chi spinge per uscire, dall’altro c’è una folla che bussa per rientrare. È l’esercito dei ritorni dai prestiti. Ragazzi smarriti, scommesse non vinte, investimenti da ripulire. Per il direttore sportivo Giovanni Manna si prospetta un lavoro d’ercole, una di quelle fatiche bibliche per evitare che questa truppa di reduci resti sul groppone del bilancio di Aurelio De Laurentiis e, di riflesso, sulle scelte tattiche di Massimiliano Allegri. Sfoltire non è mai stato così difficile come quando tutti sanno che devi vendere.

Il valore della parola nell’era dei desideri

Il calcio moderno ha abolito la pazienza e, con essa, il rispetto delle scadenze. Una volta si diceva “fino alla fine del contratto”; oggi si dice “fino alla prossima offerta”. Il Napoli si trova a gestire non solo una transizione tecnica, ma una vera e propria crisi d’identità collettiva, dove il senso di appartenenza sembra sbiadito di fronte alla prima panchina di troppo o al primo rilancio milionario. Manna dovrà essere un diplomatico e un ragioniere: perché ricostruire dalle macerie è un’arte, ma farlo mentre i titolari cercano la porta d’uscita è un miracolo sportivo.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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