Dopo 40 anni il gol del secolo di Diego diventa un’opera d’arte


Si dice spesso che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, ma nel caso di “Capolavori” di Giuseppe Pastore (edito da Sem-Feltrinelli, 224 pagine) si può fare tranquillamente un’eccezione come mostrato nella foto. In primo piano spicca la raffigurazione della celeberrima “Mano de Dios”, il gol con cui il 22 giugno 1986 Diego Armando Maradona condannò l’Inghilterra durante i Mondiali in Messico. Leggere questo volume, impreziosito dalle illustrazioni di Antonio Pronostico, equivale a passeggiare in una galleria d’arte dove i gol più geniali e pittorici della storia dei Mondiali vengono accostati alle opere d’arte più iconiche di sempre.

L’accostamento con Leonardo Da Vinci

Il fulcro dell’opera, celebrato proprio in occasione del quarantesimo anniversario di quel magico 1986, è il “gol del secolo”: non quello segnato di mano, bensì la straordinaria cavalcata con cui il Pibe de Oro seminò l’intera difesa inglese prima di depositare la palla alle spalle di Shilton.
Nel libro, questa prodezza assoluta viene messa audacemente a paragone con “L’Ultima cena” di Leonardo Da Vinci. Come spiegato dall’autore, se l’opera di Leonardo scardinò le proporzioni rinascimentali ridimensionando le figure degli apostoli a favore della manifestazione del Signore, Maradona all’Estadio Azteca ha ridefinito le leggi della fisica calcistica, trasformando i difensori avversari in spettatori impotenti e “valletti di corte” di fronte alla sua grazia e al suo furore agonistico.
«È un Cristo vendicatore, di grazia e furore rinascimentale, che appena tre minuti prima si è burlato degli inglesi beffandoli con un colpo di mano, ma adesso sente il bisogno di affermare la sua parola anche in senso contrario, trovando l’armonia nel disordine e nel caos».

Da Cruijff a Tardelli: una galleria di emozioni

Il viaggio di Pastore non si ferma a Maradona. Tra le pagine del libro trovano spazio altri accostamenti suggestivi, come il celebre urlo di Marco Tardelli nel 1982 affiancato a L’Urlo di Munch, o i gol storici di Grosso e Del Piero contro la Germania nel 2006 accostati alla Monna Lisa e alla Primavera di Botticelli.
Non manca il genio di Johan Cruijff nel Mondiale del 1974: la sua iconica “Cruijff turn” contro la Svezia viene paragonata alla notte stellata di Vincent Van Gogh, un parallelismo che unisce la follia artistica del pittore olandese alla rivoluzione geometrica e calcistica impressa dal fuoriclasse totale con la maglia dell’Olanda.

Ai Quartieri Spagnoli un nuovo murales per il Pibe

Parallelamente alle celebrazioni letterarie, il mito di Maradona continua a vivere e a rigenerarsi nelle strade della sua Napoli. Lungo via de Deo, nei Quartieri Spagnoli, è stato recentemente inaugurato un nuovo murale dedicato al campione argentino, realizzato dall’artista StenSilvania.
L’opera sorge proprio accanto al celebre negozio “DI0S” che vende gadget dedicati al calciatore. Sul dipinto campeggia una delle frasi più celebri e poetiche mai pronunciate da Diego sul campo della Bombonera, in occasione del suo addio al calcio giocato il 10 novembre 2001:
«La pelota no se mancha» (Il pallone non si sporca). Una firma eterna che, proprio come i grandi capolavori del Rinascimento, non sbiadirà mai.

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