Il bivio del Napoli: i nodi De Bruyne-Lukaku, l’enigma Neres e la lezione di Pierpaolo Marino

di Vincenzo Letizia

Il calcio moderno, nella sua schizofrenica urgenza, consuma i miti alla velocità di un clic e trasforma i campioni di ieri nei pesi morti di oggi. Guardare l’ultimo Mondiale per credere. Lì, sul palcoscenico che un tempo consacrava gli dei, Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku hanno recitato la parte dei figuranti di lusso, ombre sbiadite di un passato che non ritorna. Più che risorse, sono apparsi come monumenti ingombranti, fardelli capaci di bloccare la fluidità di un progetto.
La realtà dei fatti, spesso nascosta dietro i paraventi della retorica societaria, racconta una storia diversa. Lukaku è sul mercato, aspetta un acquirente. C’è una trattativa – per ora solo abbozzata, un timido corteggiamento – con il Fenerbahçe. Il Napoli, d’altronde, lo sa bene: liberarsi di quell’ingaggio mostruoso è la conditio sine qua non per respirare. Fino a quarantaott’ore fa, invece, la tentazione di trattenere De Bruyne resisteva, quasi per inerzia romantica. Il belga, dal canto suo, dettava condizioni: pretendeva garanzie tattiche, garanzie sugli obiettivi. Ma dopo una Coppa del Mondo fallimentare, con quale ardire ci si può ancora presentare al tavolo delle pretese? E soprattutto, ha senso per il Napoli tenere sul groppone due ingaggi così titanici per raccogliere solo i rimasugli del loro talento? La risposta, logica e spietata, parrebbe un no secco.
Eppure, mentre si medita il taglio dei rami secchi (o presunti tali), si rischia di potare l’albero buono. Le voci che vogliono David Neres sul mercato hanno il sapore della stupidaggine clamorosa, del delitto perfetto contro l’estetica e la concretezza del gioco. In un campionato asfittico come la Serie A, dove nessuno salta più l’uomo, privarsi del brasiliano – uno dei pochissimi capaci di creare superiorità numerica con un colpo di reni – sarebbe una fesseria imperdonabile. Il talento non si svende, si tutela.
Sullo sfondo resta poi il grande nodo dei venticinque esuberi in rosa. Un esercito di scontenti da piazzare. Chi pensa che sia facile trovare un altro “Manna” con i prosciutti sugli occhi, pronto a farsi carico dei pesi morti azzurri, vive fuori dal mondo. È qui che emerge, in tutta la sua urgenza, il peccato originale della struttura societaria. Un direttore generale scafato, navigato, competente non è un lusso: è la base. E il pensiero, inevitabilmente, va a Pierpaolo Marino. Sicuri che uno con la sua esperienza non sarebbe stato più utile all’ombra del Vesuvio piuttosto che a Bari? Nel mercato delle illusioni, la competenza resta l’unica moneta che non svaluta.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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