AZZURRI PER SEMPRE – Alain Boghossian e il Napoli: il centrocampista totale che conquistò il San Paolo

di Vincenzo Letizia

Ci sono calciatori capaci di entrare nel cuore di una tifoseria esigente come quella napoletana non solo per i gol, ma per la classe, l’intelligenza e l’attitudine al sacrificio. Nella seconda metà degli anni novanta, quel ruolo fu incarnato alla perfezione da Alain Boghossian. Classe 1970, origini armene ma fiero rappresentante della Francia calcistica, Boghossian è stato un centrocampista totale: acume tattico fuori dal comune, forza nel gioco aereo, geometrie precise, visione di gioco e una straordinaria capacità di inserimento senza palla. Qualità che a Napoli, dal 1994 al 1997, lo resero un idolo indiscusso, celebrato dalle curve con il celebre e ritmato coro «Bogo Bogo Bogossian!» che risuonava incessante ad ogni sua chiusura o cavalcata palla al piede.

Dallo scandalo Tapie all’intuizione di Vujadin Boškov

La storia calcistica di Boghossian parte da lontano, crescendo nel vivaio del Marsiglia. Dopo una stagione in prestito all’Istres, Alain torna all’OM proprio nel momento più drammatico della storia del club, travolto dallo scandalo Tapie e retrocesso d’ufficio. Quell’anno in Ligue 1, vissuto da protagonista nonostante le tempeste societarie, mette in luce le sue doti e attira gli osservatori internazionali.
Nell’estate del 1994 è il Napoli a scommettere su di lui, portandolo in Serie A. L’arrivo di Alain Boghossian coincise proprio con la sfortunata e brevissima parentesi di Vincenzo Guerini sulla panchina del Napoli, durata appena sei giornate prima del ribaltone societario.
Fu proprio il successivo arrivo dello “Zio” Vujadin Boškov a cambiare la svolta della stagione e della carriera italiana di Boghossian, che con il tecnico serbo trovò la fiducia, la collocazione tattica ideale e la continuità necessarie per diventare il perno insostituibile del centrocampo azzurro. Boghossian risponde presente, diventando il fulcro della squadra per tre stagioni intense.

L’amore del San Paolo e l’aneddoto dello scugnizzo

L’impatto con la realtà napoletana è viscerale. Boghossian si integra subito con la città, apprezzandone il calore e la passione smisurata. I tifosi vedono in lui il prototipo del professionista esemplare che non si risparmia mai. Un vecchio aneddoto legato ai suoi primi mesi a Napoli racconta di come il centrocampista francese rimase stregato dall’accoglienza: si narra che un giovanissimo tifoso, incrociandolo all’uscita dal centro d’allenamento di Soccavo, gli regalò un piccolo corno portafortuna dicendogli: «Tu corri come un leone, questo ti proteggerà dalle sfortune». Boghossian lo conservò nel suo borsone per tutta l’esperienza napoletana.
Sul campo, la sua intesa con i compagni e la capacità di spaccare le partite con i suoi inserimenti aerei lo rendono l’idolo della Curva B, che gli dedica quel coro rimasto nella memoria dei tifosi più nostalgici. L’avventura in azzurro si chiude purtroppo con l’amaro in bocca nel maggio del 1997, dopo la finale di Coppa Italia persa nel doppio confronto con il Vicenza, un trofeo che avrebbe coronato tre anni di altissimo livello.

I trionfi successivi, il Mondiale e il ritiro precoce

Nel 1997 passa alla Sampdoria per una sola stagione, dove stabilisce il suo primato di realizzazioni siglando ben 6 reti. La sua consacrazione definitiva a livello di club arriva però con il Parma. In quattro stagioni in Emilia, seppur tormentate dai primi gravi infortuni, Boghossian vince praticamente tutto: una Coppa Uefa, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, finale quest’ultima in cui lascia il segno andando a segno nel trionfo di San Siro contro il Milan il 21 agosto 1999.
La sua carriera internazionale è legata a doppio filo con la Francia. Nel 1998 si laurea Campione del Mondo nella storica spedizione casalinga, giocando anche uno spezzone della finalissima contro il Brasile. La dea bendata gli volta però le spalle alla vigilia di Euro 2000: un grave infortunio lo taglia fuori dai giochi, negandogli la chance di diventare anche campione d’Europa. Partecipa successivamente alla sfortunata spedizione in Corea e Giappone nel 2002, senza mai scendere in campo nelle tre sfide del girone che videro l’eliminazione dei transalpini. Nel 2002 tenta l’ultima avventura in Spagna con l’Espanyol, ma i continui problemi fisici lo costringono ad appendere gli scarpini al chiodo a soli 33 anni.
Oggi Alain Boghossian ha trasferito la sua straordinaria sapienza calcistica dietro la scrivania e sulla panchina, ricoprendo il ruolo di direttore tecnico della nazionale francese, che ha contribuito a guidare fino alla sua terza semifinale internazionale consecutiva. Ma per il popolo napoletano, rimarrà sempre quel leone del centrocampo che faceva tremare il San Paolo al grido di «Bogo Bogo Bogossian».

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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