OSPEDALETTO D’ALPINOLO (AV) – Sopraffatto dalla calura di un agosto implacabile, trovo rifugio e refrigerio con un bicchiere di acqua tonica con ghiaccio e limone tra gli alberi della Villa Comunale di Ospedaletto d’Alpinolo. Un’oasi di ossigeno mentre il termometro picchia duro, ma il sollievo per il corpo dura poco: bastano pochi minuti d’ozio perché la mente scivoli nei tormenti del nostro stanco mondo pallonaro.
In principio fu il rispetto per l’epica. Nulla da dire su Diana Bianchedi, nobilissima regina della scherma, fiore all’occhiello dello sport italico. Ma che c’entra con il reticolato verde? Eleggerla a Capo Delegazione della Nazionale di calcio lascia quantomeno perplessi. Lì, su quella poltrona, hanno seduto figure dal peso specifico immane: Gigi Riva, Gianluca Vialli, Gigi Buffon. Uomini che il profumo dello spogliatoio e la liturgia della maglia azzurra li trasudavano dai pori. S’avverte questa corsa a perdifiato, quasi un obbligo di facciata, nel piazzare le donne ovunque e a tutti i costi. Intento nobile, per carità, ma il requisito primario resta la competenza specifica nel ruolo. Altrimenti scivoliamo nell’esibizionismo politico.
Poi, l’occhio cade sulle partite del campionato olandese e, più tardi, su quelle del torneo belga. Lo spettacolo è deprimente: domina ovunque quel brutto, insopportabile vezzo del passaggio all’indietro. Una leziosità tattica che addormenta le partite laddove, un tempo, ci si sarebbe buttati negli ampi spazi a falcate rapide. Un calcio orizzontale, da accademia della noia. Ad aggravare il quadro, ecco la litania dei calciatori costantemente a terra per un alito di vento, con direttori di gara che interrompono il gioco alla minima moina.
A coronare l’opera di smantellamento ci pensa il mitico VAR. Assistiamo all’annullamento di reti magnifiche per una spintarella avvenuta tre minuti prima, nell’origine dell’azione. Con questa logica “retroattiva”, andando indietro a scovare l’increspatura col nastro riavvolto, si può vanificare qualsiasi gol della storia. Senza contare le unghie dei piedi e i millimetri di fuorigioco rilevati dalla tecnologia, che trasformano la gioia dell’esultanza in una perizia balistica. Questo non è più calcio, è un algoritmo da laboratorio. E la gente, giustamente, comincia a stufarsi.
Infine, il capitolo domestico. Da tifosi napoletani ci stiamo letteralmente intossicando appresso alla strana coppia Aurelio De Laurentiis e Giovanni Manna, complici in un mercato che sembra una stenuante commedia dell’arte più che una pianificazione ad alti livelli. La sensazione è che si brancoli nel buio, mentre la piazza trattiene il respiro.
Ci si augura solo che questo infinito agosto volga presto al termine e che chi sta al timone della nave fermi la deriva prima di infliggere il colpo di grazia finale a questo povero, bistrattato pianeta pallone.